tunnel-3915169_1280

Negozi chiusi, ordini sospesi, stagionalità compromesse. E un contagio che spegne, uno dopo l’altro, tutti i mercati occidentali. Non bastano le manifestazioni di orgoglio nazionale, le donazioni, e nemmeno il varo di decreti governativi. Anche gli operatori/imprenditori del settore sport hanno ragione ad esprimere fortissime preoccupazioni, di fronte a una situazione che rende un’incognita ad alto rischio non solo le vendite estive, ma anche la prossima stagione invernale. E si interrogano: che fare? Quali scelte per non collassare?
Nessuno ha la risposta in mano, nè può semplicemente attendere che tutto riprenda a scorrere come prima: tocca all’industria, per altro, prendere per prima decisioni cruciali, con effetti a medio/lungo termine.

Decisioni essenziali, tanto per chi prima del virus già faticava, ma anche per chi andava bene. Capire cosa – e come – bloccarsi è infatti vitale. Lasciare temporaneamente a casa il personale è stato solo il primo step di una serie di scelte, più o meno obbigate.
All’inizio della crisi, le aziende del settore erano in consegna sui punti vendita con le collezioni P/E 2020 e in piena produzione della stagione successiva. Gli annullamenti delle consegne non ancora effettuate sono arrivati quasi subito, alla pari degli ordini per il prossimo inverno. Che fare? Prendere decisioni drastiche significa per altro compromettere centinaia di posti di lavoro. Molte aziende sono a rischio e non sopravviveranno.

Al di là della solidarietà, dimostrata da moltissime aziende, la debolezza del sistema Retail – già fortemente compromesso negli ultimi anni dall’ascesa dell’e-commerce – è arrivato ad un nodo cruciale. Non si può fermare la domanda e pensare che il retail sopravviva. Ci sono affitti e stipendi da continuare a pagare. E stock di magazzino sempre più difficili da smaltire. In Germania H&M e Adidas hanno tentato di non pagare l’affitto dei loro stores. In Italia H&M si è affrettata a chiuderne definitivamente alcuni. Decisioni che suscitano polemiche.
D’altronde, non si possono certo aspettare aiuti statali di ogni grado ed ordine per tutti. Il Governo tedesco, per esempio, ha sì deciso di vietare lo sfratto, con la possibilità di ritardare il pagamento degli affitti. Un’opportunità però pensata probabilmente per le attività commerciali più piccole e in difficoltà, non per le multinazionali con fatturati stellari. Parecchi retailer si aspettano che, in assenza di una presa di posizione istituzionale, siano i proprietari degli immobili a prevedere delle agevolazioni nelle modalità di pagamento dei canoni, anche perché fino ad oggi non erano previste clausole che imponessero al locatore di rinegoziare il contratto in caso di gravi emergenze. Superata la disputa sul pagamento dei canoni durante la fase di chiusura, si aprirà lo scenario post Covid-19 per quanto riguarda gli affitti. Prevedendo che difficilmente i negozi potranno garantire gli stessi flussi di clientela precedenti l’esplosione della pandemia, è logico pensare a delle rinegoziazioni che coinvolgano nel business i proprietari degli immobili, con canoni di affitto ricalcolati in base ai fatturati del negozio.

Che mondo sarà? Ancora difficile dirlo. Di certo, l’epidemia imporrà una drammatica accelerazione alla ristrutturazione di tutti i settori ed i sistemi economici, specie se già deboli. Con una più marcata condivizione di interessi ed obbiettivi. Tra guerre commerciali e rivoluzione verde – aiutati magari dalle tecnologie di comunicazione – il mondo sarà più piccolo. E più vicino. Una nuova realtà, con aspetti anche positivi.

 

TopSport – Maggio 2020
BANNER x sfoglio_1