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Un Piano Marshall per lo sport nella scuola. Anche il Presidente del Coni interviene sulla centralità dello sport nella formazione dei giovani

Secondo il numero uno dello sport italiano, Giovanni Malagò, occorrerebbe un “piano Marshall” per lo sport nella scuola, fatto di investimenti nell’impiantistica e nel corpo docente e di una collaborazione diversa e maggiore col CONI, che ne sfruttasse appieno le strutture e le competenze. È quanto ha dichiarato intervenendo il 13 marzo scorso, presso la sede del CONI a Roma, all’evento per la seconda fase del concorso letterario “Scrittori di Classe”, quest’anno incentrato sul tema dello sport. Oltre a Malagò, erano presenti all’evento testimonial d’eccezione dal mondo dello sport, fra i quali il coach di basket Dan Peterson, il rugbista Martin Castrogiovanni e l’ex atleta Fiona May, oltre al giornalista e scrittore Luigi Garlando, fra i principali collaboratori del concorso. Malagò nell’occasione romana ha definito l’integrazione di scuola e sport come “la madre di tutte le battaglie”, sottolineando come i campioni italiani dello sport di oggi purtroppo non nascano nelle scuole. Il concorso letterario “Scrittori di Classe”, patrocinato dal consorzio CONAD e giunto alla quarta edizione, ha coinvolto quest’anno 22mila classi per un totale di circa 500mila alunni di età compresa fra i sei e i 14 anni, cioè delle scuole elementari e medie. Da loro sono arrivati oltre 5.600 racconti sul tema del ruolo formativo dello sport. Nel corso dell’incontro romano sono stati presentati anche gli ultimi dati del Ministero della Salute sulla situazione dell’attività fisica fra i giovani in Italia. Fra i piccoli tra gli otto e i nove anni, soltanto il 34% svolge attività fisica, e non più di un giorno a settimana.

Il paragone preoccupante è con le percentuali che riguardano le abitudini sedentarie. Ben il 41% di questi bambini guarda infatti la televisione o gioca con smartphone e tablet per più di due ore al giorno. L’obesità colpisce ormai il 9% dei bambini italiani fra i sei e i dieci anni, e il 21% è in sovrappeso. Non vogliamo certo cadere nell’esterofilia, ma non possiamo non segnalare le parole di Fiona May a Roma sul confronto fra la situazione italiana e quella, nella fattispecie, britannica. La May, nata nel Regno Unito e naturalizzata italiana, ha affermato di aver iniziato a praticare atletica in Inghilterra proprio nella scuola, dove le sono state date le opportunità necessarie a valorizzare il suo talento. La May ha aggiunto di auspicare che opportunità simili vengano offerte anche in Italia. Il paragone con un Paese come il Regno Unito è forse ambizioso. Il Regno Unito è infatti un caso particolarmente virtuoso nel panorama europeo per quanto riguarda la presenza dello sport a scuola, una presenza tanto importante da avvicinarlo per certi aspetti più al sistema nordamericano che a quello degli altri Paesi europei. Nel sistema britannico, non sono tanto le ore obbligatorie di attività fisica a fare la differenza – le usuali 2/3 ore come altrove – quanto la mole di tornei, iniziative e progetti per promuovere l’attività fisica ed educare allo sport attivati in ambito scolastico e parascolastico. Pensiamo d’altra parte a quante volte il cinema ci abbia mostrato la presenza dello sport nei college inglesi, o alla leggendaria regata di canottaggio in cui si sfidano Oxford e Cambridge, simbolo del parallelo attaccamento ad istituzione scolastica e team sportivo. Un panorama esaustivo sulla situazione dello sport a scuola nei 28 Paesi dell’Unione Europea (UE) è stato fornito recentemente dal think tank europeo Sport et Citoyenneté, che nel settembre 2017 ha pubblicato il rapporto “Mapping of School Sport in Europe”. Si tratta di un raro e prezioso documento in cui vengono enumerati, in maniera chiara e schematica, gli elementi chiave su: chi gestisce lo sport nei diversi Paesi europei, in quanti lo praticano, e quali iniziative sono messe in campo per promuovere l’attività fisica fra i giovani e i giovanissimi in età scolare. Fondato nel 2007 e con sede ad Angers, nella Francia occidentale, Sport et Citoyenneté si definisce come il solo centro di riflessione in Europa dedicato all’analisi delle politiche sportive e allo studio dell’impatto sociale dello sport nel vecchio continente. Sport et Citoyenneté ha anche un ufficio presso la House of Sport di Bruxelles, l’hub creato nel 2015 a due passi dalle istituzioni dell’Unione per riunire varie organizzazioni attive nella promozione e nella gestione dello sport in Europa. Alla House of Sport troviamo, fra le altre, anche FESI, la Federazione delle Industrie Europee di Articoli Sportivi. Il rapporto “Mapping of School Sport in Europe” è stato realizzato con la collaborazione della International School Sports Federation (ISF), ente per la promozione dello sport in età scolastica riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale, nato nel 1972 e con sede ad Anversa. Nelle conclusioni dello studio, si ammette come sia oggettivamente difficile tracciare un profilo-tipo europeo sullo stato dello sport a scuola. I modelli sono diversi da un Paese all’altro. Inoltre, in molti casi i dati disponibili sono scarsi o incompleti.

Sono però stati individuati alcuni fattori comuni. Uno di questi sarebbe la necessità assai generalizzata nei diversi Paesi di rafforzare la governance dello sport, un’esigenza che secondo gli autori del rapporto sarebbe più pressante, ad esempio, della necessità di infrastrutture, fattore evocato molto più spesso dagli analisti e dall’opinione pubblica. Ricordiamo a tal proposito le parole di Malagò su quella che ha definito la madre di tutte le battaglie, cioè la necessità dell’integrazione di scuola e sport – un’osservazione che ha messo il dito sugli aspetti istituzionali e gestionali del problema. D’altra parte, per quanto paradossale possa sembrare, nello Statuto del Comitato Olimpico Nazionale (CONI) la parola “scuola” non compare nemmeno una volta. Eppure l’Articolo 1 dello Statuto definisce il CONI come “autorità di disciplina, regolazione e gestione delle attività sportive, intese come elemento essenziale della formazione fisica e morale dell’individuo e parte integrante dell’educazione e della cultura nazionale”. Per ogni Paese dell’UE, il rapporto di Sport et Citoyenneté ha infine identificato un particolare “progetto faro”. Nel caso dell’Italia, viene messo in evidenza come tale il progetto “Sport di Classe”, promosso e realizzato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) e dal CONI. Il progetto “Sport di Classe” si propone di diffondere l’educazione fisica e l’attività motoria nella scuola primaria tramite il coinvolgimento di alunni, insegnanti, dirigenti scolastici e famiglie. “Sport di Classe” prevede inoltre la figura del tutor sportivo scolastico, un laureato in scienze motorie o diplomato ISEF opportunamente formato alle finalità e alle metodologie del progetto. Questo tutor affianca l’insegnante per un’ora alla settimana, aiutando alla definizione e alla realizzazione delle attività motorie. Il tutor collabora inoltre per favorire la partecipazione degli alunni con disabilità all’attività fisica. I materiali formativi del progetto “Sport di Classe” sono predisposti da un’apposita commissione didattico-scientifica MIUR–CONI– CIP (Comitato Italiano Paralimpico). Ai nuovi istituti partecipanti, vengono fornite attrezzature sportive pensate per il progetto, che consentono anche lo svolgimento dei Giochi annuali di Sport di Classe, a primavera e a fine anno scolastico. Secondo i dati resi noti dal CONI, nelle quattro edizioni del progetto sono stati consegnati oltre 4.000 kit di attrezzature. “Sport di Classe” comprende anche un cosiddetto percorso valoriale, nel corso del quale viene stimolata la riflessione degli alunni sui valori educativi dello sport. Nell’ambito di questo percorso, ogni anno viene scelto un valore chiave, che per l’anno scolastico 2017/2018 è “Campioni di Fair Play”. Il numero di scuole primarie coinvolte nel progetto “Sport di Classe” è in costante crescita. Per l’edizione 2017/2018, che ha coinvolto le classi 4^ e 5^ delle scuole primarie, hanno aderito 7.367 scuole, in sensibile aumento rispetto alle circa 6.900 dell’anno scolastico precedente. Le classi coinvolte sono 27.524, per un totale di oltre 550.000 alunni. Anche quest’anno il progetto ha registrato la maggiore adesione nelle regioni del Sud e del Centro Italia. Spiccano le 4.425 classi della Campania, pari al 66% del totale delle classi di 4^ e 5^, seguita con 3.701 dalla Sicilia, regione che però è in testa come percentuale, visto che le 3.701 classi coinvolte sono pari al 71% del totale delle classi di 4^ e di 5^. Segue il Lazio con 3.114 classi, pari al 58% del totale classi 4^ e 5^ (dati CONI). Alla fine di ogni edizione, i tutor e i dirigenti scolastici degli istituti partecipanti ricevono dei questionari di valutazione del progetto. Nell’edizione 2016/2017, il 99,7% dei partecipanti all’indagine aveva affermato di auspicare che il progetto Sport di Classe venisse realizzato anche l’anno successivo, e così è stato.

 

TopSport – Maggio 2018
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