OMS

L’OMS pubblica un nuovo piano globale per l’attività fisica.
Le linee guida per combattere la moderna piaga della sedentarietà

 

Il 4 giugno scorso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha lanciato ufficialmente un importante documento programmatico dal titolo “Piano Globale per l’Attività Fisica 2018-2030 – Persone Più Attive per un Mondo Più Sano”. Il documento è stato approvato dalla 71^ Assemblea Mondiale della Salute il 24 maggio scorso a Ginevra, dove l’OMS ha sede. Il target del piano è di ridurre l’inattività fisica di adulti e adolescenti a livello globale del 15% entro il 2030. Il nuovo piano globale per l’attività fisica dell’OMS si colloca nell’ambito degli obiettivi condivisi e delle priorità politiche stabilite dall’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 delle Nazioni Unite, con la risoluzione A/RES/70/1 del 25 settembre 2015.
Il nuovo documento dell’OMS fotografa, in premessa, le grandi linee di una situazione che presenta ancora molte problematicità. La pratica dell’attività fisica cresce con ritmo troppo lento, fondamentalmente a causa della poca consapevolezza riguardo alla sua importanza, un ritornello che continua ad accompagnarci nonostante credessimo di aver fatto grandi progressi in tal senso, e a causa della scarsità degli investimenti. Un adulto su quattro nel mondo (23%), e addirittura tre adolescenti su quattro (81%), di età compresa fra gli 11 e i 17 anni, fanno meno attività fisica di quanto raccomandato dall’OMS. L’Organizzazione propone delle tabelle per fasce d’età. Per la fascia fra i cinque e i 17 anni, l’OMS consiglia di fare almeno 60 minuti al giorno di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa, includendo almeno tre volte alla settimana degli esercizi per il rafforzamento dei muscoli e delle ossa. Per gli adulti fra i 18 e i 64 anni, viene raccomandato di fare un’attività fisica di intensità moderata per almeno 150 minuti alla settimana, ridotti a 75 minuti alla settimana se l’attività fisica è di intensità più vigorosa, o un’equa combinazione dei due, includendo in ogni caso esercizi per i principali gruppi muscolari, da svolgersi non meno di due volte alla settimana. Infine, per gli over 65, l’OMS consiglia almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica di intensità moderata, o almeno 75 minuti di intensità più vigorosa, o in alternativa un’equa combinazione dei due, includendo sempre nel programma esercizi per i principali gruppi muscolari, almeno due volte alla settimana. Per gli over 65 con problemi di mobilità, l’OMS consiglia invece di svolgere almeno tre volte alla settimana un’attività fisica mirata soprattutto a migliorare l’equilibrio e ad evitare le cadute, visto che in età avanzata le fratture diventano un problema di più difficile soluzione, con un decorso significativamente più lungo. Naturalmente in tutti i casi si tratta di linee guida generali, da adattare allo stato di forma e alle esigenze delle singole persone.
Fatto ancora più allarmante e per certi versi paradossale, l’OMS afferma che con il migliorare delle condizioni economiche, i Paesi vedono i propri livelli di inattività aumentare invece che diminuire, perché più sviluppo significa solitamente anche maggiore industrializzazione, quindi urbanizzazione, forme di trasporto passive ed occupazioni sempre più tecnologiche, e dunque meno fisiche. In molti Paesi, poi, la situazione è peggiore per le donne, per gli anziani e per una serie di minoranze svantaggiate, quali i meno facoltosi economicamente, i disabili e i malati cronici. Questi gruppi, per motivi culturali o infrastrutturali, hanno meno opportunità degli altri di svolgere attività fisica, indipendentemente dalla loro volontà.
Secondo le stime dell’OMS, l’inattività fisica costa a livello globale 54 miliardi di dollari internazionali (INT$) all’anno solo in spese mediche, a cui vanno aggiunti INT$14 miliardi attribuiti alla perdita di produttività che ne deriva. A livello nazionale, il costo dell’inattività fisica è mediamente fra l’1 e il 3% della spesa sanitaria complessiva, e queste percentuali non comprendono i costi legati alle problematiche muscolo-scheletriche e mentali che l’inattività fisica spesso porta con sé.

Il piano appena presentato dall’OMS si compone di quattro obiettivi principali:
•  La creazione di società attive –> lavorando in particolare sullo sviluppo di norme e di abitudini a livello sociale e migliorando la conoscenza dei benefici dell’attività fisica in tutti gli strati della società e in tutte le fasce d’età.
•  La creazione di ambienti attivi –> fornendo spazi e luoghi che promuovano il diritto e l’accesso regolare all’attività fisica per tutti.
•  La creazione di persone attive -> incrementando i programmi e le opportunità a disposizione delle persone e delle famiglie per potersi dedicare ad un’attività fisica regolare.
•  La creazione di sistemi attivi -> investendo nella creazione di sistemi che favoriscano la riduzione di comportamenti sedentari e promuovano l’attività fisica, sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Questo obiettivo riguarda direttamente i decisori e la governance, ed implica lo sviluppo di partenariati multisettoriali.

L’OMS chiede che tutti i Paesi lavorino per migliorare i propri sistemi di rilevamento dei dati dei due indicatori chiave, cioè il livello di inattività fisica fra gli adulti over 18 e il livello di inattività fisica fra gli adolescenti fra gli 11 e i 17 anni. Occorre, sottolinea l’Organizzazione, poter disporre di queste due serie di dati in modo disaggregato. L’OMS attiverà dunque un nuovo quadro di monitoraggio dei dati, così da aiutare i Paesi in tal senso e al tempo stesso seguirne i progressi in fase di implementazione. Lo stato d’avanzamento dei progressi conseguiti verrà presentato in occasione delle Assemblee Mondiali della Salute del 2021, 2026 e 2030. La scadenza del 2030 sarà anche quella del rapporto finale.
Spesso si usano i termini di attività fisica e sport come sinonimi, mentre lo sport è solo una delle forme di attività fisiche possibili. Il documento dell’OMS precisa che per attività fisica si intende qualsiasi movimento del corpo che coinvolga l’apparato muscolo-scheletrico e che comporti un dispendio di energie. Stiamo quindi svolgendo attività fisica quando camminiamo, ci spostiamo in bicicletta, facciamo attività ricreative in movimento quali la danza o lo yoga, o quando appunto ci dedichiamo a uno sport. Ma facciamo attività fisica anche quando questa fa parte della nostra routine lavorativa qualora essa comporti, ad esempio, il sollevare e lo spostare oggetti, o altri movimenti fisici ripetitivi. Si può dunque tranquillamente affermare che fa attività fisica chi sta facendo le pulizie di casa. Specificamente allo sport, il documento dell’OMS dedica però un’attenzione particolare, sottolineando l’importanza del contributo da parte dei settori economici e industriali collegati, per la promozione di stili di vita attivi. Secondo l’OMS, lo sport rimane, fra le forme di attività fisica, ancora “sottoutilizzato”.
In una società in cui l’immagine e la comunicazione sono onnipresenti, l’importanza dell’attività fisica è spesso associata alla preservazione e al miglioramento del proprio aspetto esteriore. L’OMS ricorda, anche in questo recente documento, che svolgere un’attività fisica regolare aiuta a prevenire e a trattare un’ampia serie di disturbi fisici, dall’infarto al diabete, e anche alcune forme di cancro quali quelli al seno e al colon. L’attività fisica è inoltre fondamentale a livello di prevenzione per disturbi quali l’ipertensione, il sovrappeso e l’obesità, per citare solo le famiglie principali.

Un articolo apparso nel 2017 sulla rivista scientifica Physiological Reviews, dell’American Physiological Society, basato sull’esame di 500 studi sull’inattività fisica, ha evidenziato analiticamente come questa sia correlata ad oltre 35 patologie croniche. Dall’esame di questi studi è infatti emerso come l’incidenza di queste malattie aumenti col prevalere dell’inattività fisica. L’articolo è stato scritto da ricercatori della University of Missouri, University of Kansas Medical Center e VA Greater Los Angeles Healthcare System. Il rischio di contrarre patologie che sono fra le 10 maggiori cause di morte negli Stati Uniti – quali malattie cardiache, diabete di tipo 2 e Alzheimer – può essere del 50% superiore per le persone inattive. L’inattività fisica prolungata influisce inoltre negativamente su numerose funzioni chiave dell’organismo, quali il sistema cardiovascolare, la densità ossea, le funzioni del sistema nervoso, la forza muscolare e le facoltà cognitive. I ricercatori americani definiscono l’inattività fisica come un fattore ancora sottostimato.

Per inquadrare la portata del problema, può essere utile ricordare quali siano le principali cause di morte nel mondo. Secondo le tabelle dell’OMS, cardiopatia ischemica e infarto sono nell’ordine le due principali cause di morte nel mondo (dati aggiornati al 2016), e sono rimaste in testa a questa triste classifica nel corso degli ultimi quindici anni. Anche il diabete è nella Top 10 delle cause di morte, precisamente al settimo posto.
Se diamo per scontato che le conseguenze della sedentarietà si vedano solo nel periodo medio-lungo, il che rappresenterebbe comunque un problema, forse dobbiamo prestare attenzione ai risultati di un’altra ricerca scientifica, presentata nel maggio 2017 al Congresso Europeo sull’Obesità di Porto, in Portogallo. Lo studio in questione è stato diretto dal Dr Dan Cuthbertson dell’Università di Liverpool, che l’ha condotto insieme a Kelly Bowden Davies, Juliette Norman ed altri colleghi della stessa università. Secondo la loro ricerca, due sole settimane di inattività fisica possono già causare, in persone per altro ancora giovani e sane, una riduzione della massa muscolare e cambiamenti del metabolismo che possono portare ad un rischio accresciuto di patologie croniche, quali diabete di tipo 2 e malattie cardiache, e morte prematura.

 

 

 

TopSport – Settembre 2018
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