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Il 2018 è stato un anno di svolta per il calcio femminile, a maggior ragione visto che nel 2019 si gioca il Mondiale

Ai Mondiali di calcio di Russia 2018, sottinteso quelli maschili, l’Italia non ha partecipato. Dopo lo 0-0 del 13 novembre 2017 contro la Svezia a San Siro, che condannava la nostra nazionale all’esclusione, Gianluigi Buffon in lacrime aveva parlato di fallimento “anche a livello sociale”. Potremmo aggiungervi il fallimento economico, visti i mancati introiti per una moltitudine di settori dovuti al mancato appuntamento, fatto che peraltro non accadeva da 60 anni. I Mondiali di Russia sono finiti da mesi e la ferita si è parzialmente rimarginata, non foss’altro perché la nazionale oggi ha una nuova guida tecnica a firma Roberto Mancini, vive un ricambio generazionale ed occorre comunque pensare al futuro. Se da una parte il calcio italiano ricorderà il 2018 come l’anno dei mondiali mancati, lo stesso 2018 potrà però essere ricordato anche come quello del calcio femminile, più che mai alla ribalta in campo sia nazionale che internazionale. Battendo in giugno al Franchi di Firenze la nazionale del Portogallo per 3-0, la nazionale italiana femminile di calcio, allenata da Milena Bartolini, si è qualificata ai Mondiali di Francia del 2019. Saranno allora passati ben vent’anni dall’ultima partecipazione delle calciatrici azzurre a un Mondiale. L’ultimo era stato quello del 1999 negli Stati Uniti.
A livello internazionale, il 2018 sarà anche ricordato come quello del primo Pallone d’Oro Femminile della storia. Ad aggiudicarselo è stata l’attaccante Ada Hegerberg, giocatrice dell’Olympique Lyonnais, squadra di Lione con cui ha vinto il campionato francese e la Champions. Il Pallone d’Oro, assegnato dalla prestigiosa rivista francese France Football, è il massimo riconoscimento individuale nel calcio. La sua versione maschile, assegnata per il 2018 al centrocampista croato Luka Modrić, esiste da oltre 60 anni. Il premio fu istituito nel 1956. Inizialmente il Ballon d’Or veniva attribuito al miglior giocatore europeo di una squadra europea. Dal 2007 il premio viene attribuito al miglior giocatore – dal 2018 anche giocatrice – del mondo, senza distinzione né di nazionalità né di campionato.
Sembrano lontanissimi i tempi in cui i media italiani riportavano le affermazioni di Felice Belloli, uno dei massimi dirigenti del calcio italiano, che parlando di calcio femminile aveva definito le calciatrici “queste quattro lesbiche”. Eppure succedeva nel 2015, non proprio il Medioevo. Quelle parole, secondo quanto riportato da numerosi organi di stampa, erano state pronunciate in occasione del consiglio direttivo del dipartimento del calcio femminile del 5 marzo 2015. Felice Belloli era allora presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Il Tribunale Federale Nazionale-Sezione Disciplinare infliggerà a Belloli quattro mesi di inibizione “per violazione dei doveri di osservanza delle norme e degli atti federali, nonché dei principi di lealtà, correttezza e probità”. Una settimana dopo, Belloli verrà sfiduciato dal Consiglio direttivo della Lega dilettanti per le frasi sessiste a lui attribuite.
La qualificazione delle italiane al Mondiale di Francia del 2019 viene considerata un’occasione ghiotta per lanciare definitivamente il calcio femminile in Italia, dove vive da alcuni anni una crescita costante pur restando però un fenomeno comparativamente marginale. Secondo l’ultimo rapporto UEFA sul calcio femminile europeo, le calciatrici tesserate per la Federcalcio italiana (FIGC) – comprese coloro che svolgono attività a livello scolastico e nei settori giovanili, talvolta in squadre miste – sono 23.665, cioè 469 in più rispetto al 2016. Più della metà (12.747) hanno meno di 18 anni. In tutto i tesserati FIGC, uomini e donne, sono quasi 1,4 milioni tra professionisti, dilettanti e settore giovanile e scolastico. Numericamente siamo indietro, per quanto riguarda il comparto femminile, anche rispetto ad altri Paesi europei. Occupiamo il 13° posto continentale. Germania, Paesi Bassi, Francia, Svezia, Norvegia e Inghilterra sono le nazioni europee con più di 100.000 calciatrici.

In tutta Europa, il numero delle calciatrici è cresciuto del 7,5% in un solo anno, passando da 1.270.000 nel 2016 a 1.365.000 nel 2017 (dati Report UEFA 2017, sopraccitato). Il movimento del calcio femminile è chiaramente in crescita e in Italia, considerando la popolarità del calcio nel nostro Paese, è plausibile immaginare che dalla 13^ posizione continentale si possa solo risalire. Il campionato di calcio di Serie A femminile italiano comprende attualmente 12 squadre, come anche la Serie B, alcune delle quali legate a club non meno blasonati. Ne sono un esempio, fra le altre, l’ASD Femminile Inter Milano (Inter) e la SS Lazio Women 2015 ARL (Lazio). Una delle calciatrici italiane più conosciute, Regina Baresi, gioca nell’Inter, squadra che attualmente milita in Serie B. La Baresi è figlia di Giuseppe Baresi, già capitano dell’Inter, e nipote di Franco Baresi, una delle bandiere del Milan e campione del mondo con la nazionale del 1982. Fra le giocatrici più note citiamo anche Sara Gama. In questo caso parliamo di una giocatrice che milita in Serie A, capitana della Juventus. A Sara Gama, di madre triestina e padre congolese, la Mattel ha dedicato una Barbie riproducente le sue fattezze nella collezione Heroes.
Dal 2014, la FIGC ha inserito la categoria “Calciatrice italiana” nella Hall of Fame del Calcio italiano, il premio riservato alle leggende del nostro calcio. Nel 2015 ne è entrata a far parte Carolina Morace, mentre nel 2016 il premio è stato attribuito a Patrizia Panico, nel 2017 a Melania Gabbiadini, e nel 2018 ad Elisabetta Vignotto.

 

 

 

 

TopSport – Gennaio 2019
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