Greta

La coscienza ambientale ha ricevuto una fondamentale spinta propulsiva con la comparsa sulla scena mediatica di Greta Thunberg, l’adolescente svedese che nell’agosto 2018 rimase seduta davanti al Parlamento del suo Paese (il Riksdag), a Stoccolma, per attirare l’attenzione dei politici sulle problematiche ambientali. Da allora, Greta è diventata un’icona dell’ambientalismo tanto che nel 2019 la rivista americana Time l’ha designata Persona dell’Anno. Grazie alle informazioni che la scienza continua a presentarci sullo stato del nostro Pianeta, spesso allarmanti o addirittura catastrofiche, molte delle nostre abitudini di inquinamento e di spreco di risorse sono cambiate. Parlare di superamento del consumismo sarebbe poco realistico. La maggior parte della popolazione identifica nell’acquisto e nel consumo di beni materiali una delle principali fonti di soddisfazione personale. Pubblicità, moda e social contribuiscono a perpetuare questo modello. Emergono però in parallelo forme più eco-friendly di consumismo e sono numerose le marche dello sport e dell’outdoor che si sono distinte nel tentativo di coniugare consumi e ambiente. Vari esempi in tal senso sono stati offerti nel corso dell’ultimo Black Friday, ricorrenza che dello shopping e del consumismo è forse l’emblema più eclatante.

Da celebrazione tutta statunitense dello shopping, il Black Friday è diventato in questi ultimi anni un evento internazionale. Nasce come ricorrenza USA “celebrata” nel venerdì che segue il Giorno del ringraziamento (Thanksgiving), cioè la più importante festa degli americani, che cade il quarto giovedì di novembre. Dagli anni 1950, nel Paese nordamericano il week-end del Thanksgiving ha iniziato ad essere considerato anche l’inizio della stagione dello shopping prenatalizio, con sconti incredibili offerti da grandi catene e negozi. Grazie all’informazione di massa, con cui sappiamo quello che succede praticamente in ogni parte del mondo, e grazie anche ai molti film e telefilm prodotti ed esportati dall’industria del cinema statunitense, l’immagine del Black Friday era nota già da tempo anche all’estero, ed è stato facile far poi esplodere il fenomeno in giro per il mondo. In Italia è sufficiente prestare attenzione alle pubblicità televisive trasmesse nella seconda metà di novembre, o ai banner pubblicitari che compaiono sul web in quel periodo, per rendersi conto che il Black Friday è diventato un evento di massa anche in casa nostra. Peraltro nella maggior parte dei Paesi il Black Friday non riguarda solo il venerdì a cui il nome stesso si riferisce ma viene esteso a tutta la settimana, con promozioni spalmate su molti giorni, prima e talvolta anche dopo quel venerdì.

Se l’allergia degli ambientalisti al Black Friday può essere vista da alcuni come una posizione soprattutto ideologica, è pur vero che certe incompatibilità del Black Friday con la tutela dell’ambiente solo assolutamente concrete. Più prodotti venduti, il che è naturalmente un bene per l’economia, significa anche più imballaggi che si disperdono nell’ambiente, troppo spesso creati con materiali poco amici dell’ambiente. Più consumi significa inevitabilmente maggiori sprechi. E ai tempi dell’e-commerce, più prodotti venduti significa anche un’alta percentuale di resi, visto che per via della diversa normativa rispetto al commercio fisico, chi acquista online sa di poter recedere senza penalità nei 14 giorni seguenti. I prodotti acquistati online e restituiti finiscono spesso per essere buttati. C’è poi il problema, con l’e-commerce e la moltiplicazione delle consegne durante il Black Friday, dei milioni di camioncini che si aggirano per le nostre città per consegnare le merci acquistate sul web, con annessi consumi di carburante, ingorghi ed inquinamento dell’aria. Per onestà intellettuale, quest’ultimo aspetto non sembra completamente pertinente, visto che i consumatori che acquistano in negozio invece che online lo fanno nella maggior parte dei casi recandovisi in auto, il che non è esente da effetti sull’ambiente.

Vediamo alcune delle iniziative green che sono state organizzate dalle marche dell’outdoor nel corso dell’ultimo Black Friday. The North Face, una divisione di VF Corporation, ha annunciato che avrebbe donato un euro per ogni acquisto effettuato nei flagship aderenti all’iniziativa per tutto il week-end. L’iniziativa comprendeva una serie di Paesi, fra i quali anche l’Italia. I fondi raccolti sono stati destinati all’Explore Fund, un progetto filantropico creato da The North Face per promuovere la pratica delle attività outdoor fra i giovani attraverso l’esplorazione e la tutela dell’ambiente.

Rossignol ha pensato di lanciare uno “White Friday”, impegnandosi a donare il 10% delle vendite online mondiali e presso i suoi stores durante il week-end del 28 novembre a Protect Our Winters (POW). L’organizzazione no profit americana, creata nel 2007 dallo snowboarder Jeremy Jones e con sede nel Colorado, promuove l’adozione di una legislazione per la tutela ambientale. Del network POW fanno parte, oltre a Rossignol, altri importanti nomi del mondo sport e outdoor come la stessa The North Face, Burton, la cooperativa di negozi per l’outdoor Recreational Equipment Incorporated (REI Co-op) e Patagonia, fra gli altri.

Anche Latitude, rivenditore online britannico specializzato in prodotti outdoor per la donna, ha esplicitamente lanciato uno “White Friday”, in contrapposizione al Black Friday. Latitude si è impegnata a donare cinque sterline per ogni acquisto effettuato sul suo portale fra il 29 novembre e il 2 dicembre a Protect Our Winters UK, il ramo britannico di POW.

Patagonia, la marca dell’outdoor sostenibile che si autodefinisce “attivista” e che ha l’ambientalismo nel suo DNA, non poteva non distinguersi con una speciale campagna destinata a trasformare il Black Friday in occasione ecosostenibile. Patagonia ha annunciato che nel periodo dal 29 novembre al 31 dicembre 2019, dunque un periodo assai più lungo del solo week-end del Black Friday, avrebbe raddoppiato con fondi propri le donazioni fatte sulla piattaforma Patagonia Action Works – quelle fino ad un massimo di 10.000 dollari – in modo da arrivare ancora più rapidamente ad un totale di donazioni di 10 milioni di dollari, cioè il tetto da raggiungere stabilito nell’ambito di questa iniziativa. Già in precedenza Patagonia aveva usato il Black Friday del consumismo per lanciare un messaggio green. In occasione del Black Friday 2016, ad esempio, il brand aveva annunciato di voler donare il 100% degli introiti generati in quel giorno nei suoi flagship e sul suo sito ad enti no profit per la tutela dell’ambiente, principalmente ad organizzazioni locali e di piccole dimensioni.

La catena di negozi statunitense dell’outdoor REI Co-op ha optato, sin dal 2015, per la chiusura dei suoi negozi on- e off-line nel giorno del Black Friday, per incoraggiare dipendenti e clienti a fare attività sportive all’aperto durante quella giornata che si vorrebbe invece dedicata allo shopping. L’iniziativa è denominata #OptOutside. I circa 14.000 dipendenti di REI ricevono regolare retribuzione per quella giornata, nonostante sia in realtà di riposo dal lavoro. Nel corso dell’ultimo Black Friday, REI ha inoltre organizzato negli Stati Uniti numerosi eventi per pulire l’ambiente, in partnership con varie organizzazioni no profit. Purtuttavia, REI ha anche celebrato il Black Friday in maniera più tradizionale, offrendo sconti speciali su vari prodotti per gli acquisti effettuati fra il 15 e il 25 novembre.

Haglöfs, marca svedese dell’outdoor nell’orbita Asics, non ha offerto sconti speciali per il Black Friday ma ha fatto esattamente l’opposto, raddoppiando in quella giornata il prezzo dei prodotti venduti nei propri negozi monomarca. L’azienda ha spiegato di voler così incitare i clienti a riflettere prima di acquistare, perché gli sconti notoriamente invogliano all’acquisto e favoriscono il consumismo sfrenato. Haglöfs si è impegnata a donare l’intero fatturato Black Friday dei suoi negozi monomarca a Naturskyddsföreningen, l’associazione svedese che si occupa di conservazione dell’ambiente. In precedenza, a dimostrazione del suo militantismo per la causa ambientale, in occasione dello sciopero globale per il clima del 20 settembre scorso, Haglöfs aveva deciso di chiudere per quattro ore i suoi negozi monomarca di Stoccolma, Goteborg, Oslo ed Åre, in modo da permettere ai propri dipendenti di partecipare alle manifestazioni. Una decisione simile era peraltro stata presa anche da Patagonia per i suoi negozi in diversi Paesi.

Completiamo questo excursus non con il nome di un’altra azienda ma con un caso nazionale: quello francese. In Francia l’evento shopping del Black Friday è stato importato dagli Stati Uniti a partire dal 2013, ottenendo da allora una diffusione rapida e crescente e un considerevole successo commerciale in tutto il Paese. Soprattutto negli ultimi anni, si è però fatta strada in parallelo anche una frangia di opposizione. Nel novembre scorso ci sono state varie manifestazioni di protesta, quali ad esempio quella di Clichy, alla periferia di Parigi, organizzata da Attac e Greenpeace davanti a un magazzino di Amazon. Molte aziende francesi aderiscono al cosiddetto “Green Friday”, giunto il 29 novembre scorso (la data dell’ultimo Black Friday) alla terza edizione. Il movimento del Green Friday francese riunisce ormai 400 fra aziende ed associazioni di diversi settori, che si impegnano a non applicare sconti particolari nel Black Friday ma a donare invece il 10% del fatturato dell’ultimo venerdì di novembre ad associazioni che promuovo il consumo responsabile. Il Green Friday francese venne lanciato nel 2017 dalla piattaforma ecosostenibile Envie, a cui si unirono presto altri cinque membri fondatori: Altermundi, Emmaüs France, DreamAct, Ethiquable e REFER. Dal 2018, il Comune di Parigi sostiene inoltre l’iniziativa. Nel 2019 il Green Friday ha riunito aderenti anche del vicino Belgio. In maniera molto esplicita, gli animatori dell’iniziativa affermano di mobilizzarsi contro il Black Friday per lo “stop ad un consumo divenuto kamikaze, scollegato dai costi ambientali e sociali” (fonte: sito dell’iniziativa). Gli animatori del Green Friday francese sottolineano la necessità di passare dal “consumatore” al “consum’attore” (“consomm’acteur”), cioè ad un consumatore più conscio e più responsabile delle proprie scelte di acquisto.

 

TopSport – Gennaio 2020
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