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Snowboard, freestyle e freeski sono le protagoniste del mondiale americano

 

I migliori atleti, uomini e donne, di snowboard, freestyle e freeski si ritroveranno a competere in un Campionato del Mondo dedicato a queste specialità nelle montagne dello Utah dall’1 al 10 febbraio. Lo Utah, stato dell’ovest statunitense con capoluogo Salt Lake City, è famoso soprattutto per la maestosità del suo paesaggio naturale, che va dall’arido deserto alle rocce e alle rigogliose foreste delle zone montane. Ad ospitare il mondiale saranno tre noti resort di questo stato: Park City Mountain, Deer Valley Resort e Solitude Mountain Resort. Queste località ospitano regolarmente competizioni sciistiche, anche in questi sport che potremmo definire di ultima generazione, particolarmente spettacolari e amatissimi dai più giovani. Sono attesi circa 700 atleti da 36 nazioni per una serie di gare destinate ad attribuire 15 medaglie mondiali. Con circa 3.000 ettari di terreno, Park City Mountain è il più esteso resort degli Stati Uniti, dopo i maestosi lavori di ampliamento eseguiti nell’estate 2015. Il Deer Valley Resort si trova nella città mineraria di Park City ed è noto per essere stato il primo in Nord America ad offrire ai visitatori strutture di gamma molto alta, con hotel e ristoranti particolarmente lussuosi. A Deer Valley si svolgono gare sciistiche internazionali e mondiali da ben 19 anni. Infine, il Solitude Mountain Resort, uno dei meno estesi fra i resort del comprensorio sciistico di Salt Lake City, si trova nel Big Cottonwood Canyon, uno dei canyon più innevati del Nord America. Park City Mountain ospiterà le gare di snowboard e freeski, Deer Valley ospiterà quelle di freestyle, mentre a Solitude Mountain si svolgeranno le gare di snowboardcross e di skicross.
A farla da padroni in questi sport sono soprattutto gli atleti statunitensi e canadesi, con buoni piazzamenti anche di austriaci, svizzeri e francesi. L’Italia vanta la medaglia olimpica di Michela Moioli nello snowboard cross, oro ai Giochi Invernali di Pyeongchang 2018. L’oro vinto in Corea del Sud dalla Moioli, bergamasca – classe 1995, è la prima medaglia italiana nella storia dello snowboard cross.

In Italia questi ed altri sport invernali sono gestiti dalla FISI (Federazione Italiana Sport Invernali), con sede a Milano, che rappresenta e governa una grande famiglia di discipline sportive: salto, combinata nordica, sci di fondo, sci alpino, sci alpinismo, freestyle, freeski, snowboard, sci velocità, slittino, slittino pista naturale, skeleton, bob, biathlon e sci erba. La FISI, federazione riconosciuta dal CONI, è nata nel 1933, quando la FIS (Federazione Italiana Sci) assorbì pattinaggio su ghiaccio, hockey su ghiaccio e skeleton, mutando il proprio nome in FISI. Nel 1946 le discipline del ghiaccio si staccarono andando a formare due ulteriori e distinte Federazioni, più tardi unificatesi nell’attuale FISG (Federazione Italiana Sport del Ghiaccio). La FISG rappresenta pattinaggio, hockey, curling ed altre discipline del ghiaccio. In Italia è inoltre presente la Federazione Snowboard Italiana (FSI), con sede a Verona, associazione sportiva che dal 1986 si dedica esclusivamente allo sviluppo e alla promozione dello sport dello snowboard in Italia, sia a livello agonistico che a livello ricreativo. La FSI è membro della World Snowboarding Federation, la federazione internazionale solo per lo snowboard, che sfocia nel mondo agonistico nel World Snowboard Tour.
Gli sport dei mondiali di febbraio nello Utah sono sport giovani. Lo snowboard è nato negli Stati Uniti negli anni ’60 ma è arrivato in Italia molto più tardi. Secondo gli storici della FSI, lo snowboard sarebbe giunto nel nostro Paese nel 1985, portato da alcuni sportivi che ritornando dagli Stati Uniti portarono con sé le prime tavole, un po’ rudimentali se paragonate alle tavole industriali di oggi. Per alcuni anni in Italia lo snowboard venne visto più come una moda per giovani trasgressivi, destinata a passare, che come una vera e propria nuova disciplina sportiva invernale. In quanto al freeski, in Italia il primo corso per allenatori riconosciuto dalla FISI risale solo al 2015. Il freestyle, o sci acrobatico, è teoricamente più antico, visto che la sua origine viene normalmente fatta risalire agli anni ’30 in Norvegia, quando alcuni sciatori iniziarono a sperimentare mosse acrobatiche nello sci alpino e di fondo. Iniziò però a prendere piede solo molti anni dopo, soprattutto negli Stati Uniti negli anni ’60 e ’70, inizialmente in maniera un po’ avventurosa e priva di regole. La Federazione Internazionale Sci (FIS) lo riconobbe come sport nel 1979, conferendogli un regolamento e facendo in modo di eliminare dalle gare gli elementi eccessivamente pericolosi.
Grazie alla moltiplicazione di canali televisivi e streaming tematici, queste discipline sportive negli ultimi anni stanno godendo di una popolarità assai più ampia che in passato, riuscendo così a raggiungere anche coloro che questi sporti non li avevano mai visti, né tantomeno praticati. Oggi potremmo dire, ad esempio, che la maggioranza degli appassionati di sport invernali conoscono – perché l’hanno visto almeno una volta alla televisione o sul web – il moguls, curiosa e spettacolare specialità del freestyle in cui gli sciatori scendono su una pista fatta di gobbette, compiendo due salti per discesa e ricevendo alla fine un punteggio assegnato in base alla difficoltà, velocità e qualità delle mosse aeree che hanno compiuto.
In alcuni casi l’accresciuta popolarità di questi giovani sport è per la verità più a livello di spettatori passivi che di tesserati o di semplici praticanti occasionali. Negli ultimi anni si è parlato insistentemente di una crisi dello snowboard. Un articolo apparso sul La Stampa nel 2016 parlava addirittura dell’“Ultimo volo dello snowboard”, evocando una crisi partita da dove lo sport era nato, cioè gli Stati Uniti, e propagatasi altrove, Europa compresa. L’articolo citava numeri allarmanti: un calo delle vendite di tavole in Italia da 60.000 a metà anni 2000 a meno di 20.000 dieci anni dopo, il 70% in meno. L’articolo però parlava già anche di uno sport che dopo aver rappresentato la trasgressione rispetto ai canoni tradizionali dello sci negli anni ’80 e ’90, stava vivendo un calo quasi fisiologico, destinato a condurre a livelli sì più bassi ma stabili, e così è stato. Lo snowboard non ha certo recuperato i numeri degli anni d’oro, inserito in una crisi più ampia che negli ultimi anni ha riguardato semmai lo sci in generale a vantaggio di altri sport outdoor, ma è ormai considerato uno sport mainstream, parte integrante del paesaggio sciistico delle località montane a cui siamo abituati. E per i giovanissimi in cerca di emozioni ancora più forti, ci sono comunque varianti ancora più recenti dello sci, quelle che insieme allo snowboard vedremo gareggiare nello Utah.

 

 

 

 

TopSport – Gennaio 2019
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