19/06/16 - 16061903 - PATHS FOR ALL
AINSLIE PARK STADIUM - EDINBURGH
The National Walking Football Network festival takes place in the Spartan's Football Club stadium and features over 300 walking football players from around Scotland

Tra le nuove attività sportive potenzialmente in ascesa vi è il calcio camminato. Una pratica legata all’aumento dell’età media della popolazione

 

Accantonato il dispiacere per la mancata qualificazione della nazionale italiana ai Mondiali FIFA di Russia, l’estate calcistica 2018 è stata ricca di eventi, planetari e non. I Mondiali ci hanno comunque intrattenuto nelle calde giornate estive, durante le quali si è poi aggiunta la notizia dell’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus. Oltre a questi e ad altri fatti sportivi di rilevanza internazionale, ci sono stati eventi più locali ma di notevole importanza ed interesse per chi ama lo sport, in particolare il gioco del pallone. Dal 21 al 24 giugno si è svolta a Pesaro la fase finale del primo campionato nazionale UISP (Unione Italiana Sport Per Tutti) di calcio camminato, inserita all’interno delle Finali Nazionali delle altre categorie di calcio praticate da UISP. Ha vinto l’ASD Darwin di Milano, che ha battuto in finale l’ASD Adriatica Fm Team di Fermo per 5 a 3. Alle finali di questo primo campionato di calcio camminato hanno partecipato in tutto otto squadre. C’erano le vincitrici delle selezioni che si sono tenute in varie città – Milano, Bologna, Bolzano, Cagliari, Fermo, Perugia, Pordenone –  più una squadra di dirigenti nazionali UISP. Le formazioni, con sei giocatori in campo ciascuna (cinque + il portiere), hanno giocato partite di due tempi da 20 minuti l’uno. Il record di età della manifestazione è stato stabilito dal 72enne Enzo Bacoccoli, della “Ultimi calci” di Bastia, in provincia di Perugia, con un passato in Serie C, nella Salernitana, nel Cosenza e nella Reggina. L’evento è stato seguito dalla Rai, che vi ha dedicato un servizio il 26 giugno sul canale tematico Rai Sport 1.
Il grande pregio del calcio camminato è quello di permettere di praticare lo sport più amato dagli italiani anche a chi, per motivi anagrafici e diminuite capacità fisiche, non è più in grado di correre per 90 minuti o non vuole rischiare i possibili infortuni legati alla velocità dello sport. In una società che invecchia, la prospettiva di potersi dedicare a uno sport tanto amato a qualsiasi età non è cosa da poco. Così come nel calcio tradizionale, in campo ci sono due squadre rivali che cercano di fare gol nella porta avversaria e il gioco è regolato da un giudice di gara. I giocatori, però, sono tutti over 50, con al massimo due fuori quota di non meno di 45. Il campo ha le dimensioni di quello del calcetto, sono vietate le scivolate, è bandita qualsiasi forma di contatto irruento e soprattutto, i giocatori non corrono ma camminano. Non si tratta di una scelta lasciata al libero arbitrio dei giocatori: correre è proprio vietato. Il passo svelto è ammesso ma al minimo accenno di corsa, l’arbitro ferma il gioco e dà un calcio di punizione agli avversari. Visto che fattori quali velocità e potenza atletica perdono d’importanza, ad emergere sono soprattutto tecnica individuale, visione di gioco e tenuta mentale, elementi che non trovano limiti particolari nell’età di chi pratica lo sport. Il calcio camminato può essere praticato sia indoor che outdoor.

Il walking football nasce a Chesterfield, nella contea inglese di Derbyshire, nel 2011. Al Chesterfield FC Community Trust viene lanciata una nuova sessione di calcio, della durata di un’ora, specialmente concepita per persone di più di 60 anni d’età. Le regole di gioco sono le stesse del calcio tradizionale (association football), ma con una fondamentale differenza: si può solo camminare, e non correre. Nel 2014 il walking football appare in uno spot di Barclays e lo sport acquista maggiore notorietà. Steve Rich, ex giocatore abituale di calcio di 52 anni, costretto a smettere a 26 anni a causa di un incidente automobilistico, lancia un sito web chiamato Walking Football United, tramite il quale intende promuovere il calcio camminato. Il sito nasce come piattaforma online per i diversi team di walking football allora esistenti nel Regno Unito. Viene aiutato dai Barclays Digital Eagles, un’iniziativa di Barclays Bank per avvicinare le persone al mondo digitale. Con il supporto dei Digital Eagles, Rich riesce anche ad organizzare un torneo di star, fra le quali Alan Shearer, star del calcio che ha fatto parte della nazionale inglese nel decennio1990-2000.
Il sito Walking Football United riscuote grande successo, ricevendo decine di migliaia di richieste da parte di uomini di una certa età interessati a contattare il club di calcio camminato più vicino. L’interesse per il walking football si diffonde rapidamente. Il Manchester City decide di lanciare una squadra di walking football. Sarà il primo club di Premier League a farlo, seguito poco dopo dai Glasgow Rangers. Altre star del calcio tradizionale decidono di contribuire a far conoscere lo sport partecipando ad esibizioni di walking football. Fra queste ricordiamo Harry Kane, Geoff Hurst e Fabrice Muamba. Quest’ultimo, centrocampista dell’Arsenal dal 2005 al 2007, e successivamente del Birmingham City e dei Bolton Wanderers, acquisisce suo malgrado grande notorietà nel marzo 2012, quando durante una partita fra i Bolton Wanderers e Tottenham Hotspur trasmessa alla televisione, va in arresto cardiaco. Muamba riuscirà poi a rimettersi in modo quasi miracoloso, nonostante il suo cuore si fosse fermato per ben 78 minuti.

Nel 2016, secondo quanto riportato dal Guardian, nel Regno Unito si contano già oltre 800 club di walking football, il doppio dell’anno precedente. Visto il successo oltremanica, nel marzo 2016 UISP decide di lanciare il calcio camminato anche in Italia, sviluppando inizialmente tre campionati territoriali continuativi, a Bologna, Reggio Calabria e Milano. A settembre 2017, UISP decide di aggiungere ai tre territori già esistenti altri otto territori, avviando un campionato autonomo nei Comitati di Bolzano, Cagliari, Enna, Fermo, Perugia, Pordenone, Torino e Verona. Si arriva così agli 11 territori che nel 2018 daranno vita al 1° Campionato di calcio camminato UISP. Le 11 squadre vincitrici di ogni singolo campionato, insieme a una squadra composta da dirigenti dell’UISP Nazionale, si sono affrontate a Pesaro dal 21 al 24 giugno scorso per le finali nazionali.
Il 1° Campionato di calcio camminato nasce in occasione del 70° anniversario di UISP. L’Unione Italiana Sport Per Tutti, in precedenza Unione Italiana Sport Popolare, è infatti stata fondata nel 1948, lo stesso anno in cui è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana. Il Congresso istitutivo dell’UISP si tenne a Bologna dal 20 al 23 settembre 1948. UISP è un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI ed ha una diffusione capillare sul territorio, essendo presente in tutte le regioni e province italiane. È quasi naturale che proprio un ente che si occupa di sport sociale sia stato all’origine dell’arrivo del calcio camminato in Italia. Il walking football è interessante, così come lo sport in generale, sia per la sua componente fisica sia per quella psicologica. La sua particolarità, che ne fa anche il principale valore aggiunto, consiste nel fatto di essere destinato a chi lo sport spesso lo abbandona, e ne è a sua volta in qualche modo abbandonato, cioè la popolazione degli over 50. Questa fascia d’età è diventata sempre più centrale nella nostra società, sia perché con i bassi tassi di natalità italiani essa è percentualmente crescente, sia perché i progressi della medicina hanno progressivamente allungato la durata media di vita delle persone. Ma lo sport che conta, quello che vediamo nei media, è soprattutto lo sport dei giovani e forti. Giusto o meno che sia, e non è questa la sede per dibatterne, l’effetto emulazione dai media si aggiunge ai limiti imposti dalla natura, facendo sì che diventi quasi scontato per chi ha superato la mezza età abbandonare l’attività fisica. Il calcio camminato è un modo per trasformare la passione per il calcio, che permane a qualsiasi età da tifosi, in qualcosa di permanente anche in termini di pratica sportiva.
Se l’aspetto fisico-medico è importante, lo è quasi altrettanto, in alcuni casi anche di più, quello psicologico. Spesso chi avanza con gli anni, soprattutto con l’arrivo della pensione e la fine di una vita attiva strutturata, corre il rischio dell’emarginazione e dell’isolamento. Uno sport pensato per chi non è più giovane e ha problemi di mobilità, più o meno accentuati, offre la possibilità di continuare a divertirsi e di fare amicizia con altri, condividendone una passione, e prendendosi al tempo stesso cura della propria salute.

 

 

TopSport – Settembre 2018
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