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La crisi economica incide solo marginalmente sui viaggi intrapresi per praticare sport o assistere a manifestazioni sportive, che sono persino aumentati. Anche la spesa media influenza positivamente la scelta della destinazione con relativa flessione dei viaggi verso destinazioni estere e il rilancio delle mete nostrane

I numeri che il mercato del turismo sportivo ha fatto registrare in Italia negli ultimi dieci anni parlano chiaro: secondo l’Osservatorio della Borsa per il Turismo Sportivo (BTS) quello che fino a poco tempo fa era considerato una modesta ‘nicchia’, oggi è un vero e proprio segmento di mercato che conta 10 milioni di viaggi con finalità sportive organizzati ogni anno, per un giro d’affari che oscilla tra i sei e nove miliardi di euro e una proiezione in ulteriore ascesa. Si stima che nel nostro Paese 1 italiano su 4 scelga le destinazioni turistiche anche in virtù della loro offerta sportiva e che i connazionali che praticano almeno uno sport siano ben 27 milioni. Le regioni che negli ultimi anni hanno saputo capitalizzare e massimizzare queste opportunità sviluppando una rete di servizi adeguata alla potenziale domanda, sono l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige e la Lombardia dove già nel 2008 il comparto ha generato un indotto economico da 7 miliardi di euro all’anno (Fonte: Econstat).
Un mercato in costante crescita, dunque, sostenuto dalla diffusione delle pratiche sportive che non richiedono costi eccessivi nelle attrezzature e che permettono un contatto diretto con la natura. Basti pensare che lo scorso anno 450mila persone hanno scelto di trascorrere le loro vacanze in bicicletta, segno tangibile di quanto sia divenuta decisiva nelle motivazioni di viaggio degli italiani la pratica di un’attività sportiva durante brevi e lunghi periodi di vacanza. Anche il Presidente di Federturismo Confindustria, Renzo Iorio, ha commentato di recente questi dati, sottolineando l’importanza di “sostenere e potenziare le politiche integrate tra sport e turismo come vettore per rilanciare l’economica italiana e capitalizzare il valore del turismo sportivo nel Bel Paese”.
Il turista sportivo moderno, dunque, è alla ricerca di un’esperienza di viaggio che gli consenta di amplificare la valenza salutistica della cosiddetta ‘vacanza attiva’, combinando svago e relax con attività fisiche come il golf, il tennis, il trekking, il nordic walking, la canoa, il cicloturismo, il running, gli sport acquatici (per i quali la spesa in Italia è pari a 1,5 miliardi di euro), l’escursionismo e naturalmente gli sport invernali. Un fenomeno di notevole interesse economico, dunque, provocato dalla diffusione della cosiddetta ‘cultura del benessere’ e da un ritrovato interesse ai temi ambientali e all’esperienza sportiva, sia agonistica che amatoriale, che tende a coinvolgere un target di riferimento sempre più ampio e diversificato.

Aprirsi alle tendenze del Travel Gear e analizzare con sguardo critico le sue evoluzioni vuol dire comprendere il peso specifico
che la cultura dell’outdoor ha assunto nella mente del consumatore di oggi e cogliere le enormi opportunità economiche indotte da questo cambiamento

Tale propensione innesca una serie di ricadute positive sul territorio – la destagionalizzazione dell’offerta turistica, la diversificazione dell’offerta, la crescita occupazionale, l’incremento dei fatturati e l’aumento delle manifestazioni sportive promosse a livello locale – che si riflettono sugli operatori e sulle economie del territorio che gravitano intorno al settore. Per capitalizzare queste opportunità, però, è essenziale che nulla sia lasciato al caso o all’improvvisazione: l’organizzazione dei servizi a supporto dell’attività sportiva deve essere funzionale e fortemente interconnessa e le richieste tecniche della clientela devono incontrare una conoscenza approfondita della pratica sportiva da parte di tutti i soggetti coinvolti.
È fatto ormai assodato, inoltre, che ogni tipologia di sport – compresi quelli considerati finora ‘minori’ – è in grado di generare un certo indotto economico e può diventare un potente strumento anti-crisi capace di risollevare una stagione turistica poco fortunata o condizionata da fattori di natura non necessariamente economica, come l’imprevedibilità del meteo, che negli ultimi anni ha messo in ginocchio le economie di molte località turistiche italiane. Sono sempre più numerosi, infatti, i comuni italiani di medie e piccole dimensioni che stanno sperimentando la valenza del turismo sportivo sulle proprie economie e il notevole contributo che questo segmento è in grado di fornire sia in termini di presenze che di destagionalizzazione dei flussi.
All’interno del prodotto turistico sportivo, dunque, convergono tutti i soggetti afferenti al settore turistico tradizionalmente inteso, le società e le associazioni sportive, le imprese legate direttamente e indirettamente al mondo dello sport tra cui i produttori e i distributori di materiale tecnico per i quali l’aumento della pratica sportiva legata alla domanda turistica può tradursi in un immediato riscontro positivo sui fatturati e in un’occasione di consolidamento della propria presenza sul mercato. Perché ciò avvenga, la parola d’ordine deve essere ‘sinergia’, intesa come organizzazione territoriale modulata su più livelli e supportata da attori economici che collaborano e si adoperano per intercettare le aspettative dello sportivo, dell’agonista, dell’amatore e del turista moderno.

bici

La crisi economica ha inciso solo marginalmente sui viaggi intrapresi per praticare sport (76%) o assistere a manifestazioni sportive (24%), che sono invece persino aumentati. Anche la spesa media, diminuita solamente dell’1,5%, ha influenzato positivamente la scelta della destinazione con il relativo crollo della quota dei viaggi verso destinazioni estere e il rilancio delle mete nostrane. È quindi evidente l’importanza di questo segmento per l’economia del nostro Paese.

UN MERCATO SCONFINATO
C’era una volta la montagna, meta per antonomasia di tutti gli appassionati di sport invernali tradizionalmente compresi nel concetto – ormai superato nella sua accezione più classica – di ‘settimana bianca’. Un segmento economicamente molto rilevante per l’intero comparto turistico, la cui quota rappresenta tuttora l’11,3% del fatturato turistico nazionale annuo. C’era una volta, appunto, perché oggi il concetto di vacanza in montagna per la maggior parte dei turisti italiani e stranieri ha subito una profonda rivoluzione. Complici la riduzione della spesa media per attrezzatura sportiva, abbigliamento tecnico e skipass, la crisi dei consumi e soprattutto l’imprevedibilità del meteo, il turismo sportivo in montagna è sempre più leisure, orientato cioè ad attività da vivere sulla neve senza l’obbligo di praticare una disciplina sportiva con gli sci o la tavola da snowboard ai piedi. Il concetto di sport praticabile ad alta quota, infatti, fa sempre più rima con quello di ‘benessere’ e diventa il driver dello sviluppo di nuovi modelli turistici riconducibili al ‘Sistema della Montagna Bianca’ anche quando la neve scarseggia. In termini pratici, tutto ciò vuol dire ‘più gente sulla neve ma per leisure’, per il semplice piacere di pranzare in un rifugio o di trascorrere qualche ora di relax al solarium sulla neve. Una tendenza del comparto confermata anche da Skipass Panorama Turismo (l’Osservatorio del turismo montano italiano) che rileva come negli ultimi anni il turista della montagna bianca sia sempre più orientato al wellness, all’escursionismo, alla pratica dei cosiddetti ‘sport slow’ e più in generale a un concetto di vacanza invernale narrabile, emozionale e multisensoriale. In virtù di questa tendenza, gli operatori turistici italiani hanno iniziato a canalizzare i propri investimenti in servizi complementari alla pratica delle classiche discipline sportive sulla neve, mostrando i primi timidi segnali di ‘svecchiamento’ di un prodotto turistico ormai obsoleto e dell’offerta ricettiva ad esso legata. Crescono, dunque, gli spazi dedicati al benessere e al relax all’interno degli hotel come Spa e beauty farm e aumentano le attività escursionistiche proposte al di fuori degli itinerari sciistici tradizionali, come il trekking fotografico invernale, che coniuga la classica ciaspolata e lo scii di fondo a corsi per imparare le tecniche fotografiche di base. Cresce anche l’attenzione riservata alla fruizione dei ‘piaceri’ enogastronomici e socio-culturali della montagna pensati per i cosiddetti clienti Slons (snow lovers no skiers). Se da una parte lo sci da discesa si conferma attività sportiva preferita dagli amanti della montagna bianca, prendono quota anche le cosiddette discipline ‘free’ che permettono di praticare un’attività sportiva low cost (ciaspole, nordic walking, sci di fondo) e di vivere a pieno il contatto con la natura. Il trend del momento è quello delle cosiddette piste alla francese, vale a dire senza innevamento artificiale e senza battitura in grado di offrire agli sciatori la sensazione di sciare ‘fuori pista’, su un tracciato morbido, naturale e con gobbe. La stagione invernale appena trascorsa, inoltre, ha evidenziato anche nuove tendenze in fatto di discipline ‘adrenaliniche’ sulla neve: il balloon ski (le risalite in mongolfiera con gli sci ai piedi); lo snowscoot (una mix tra il monopattino e il BMX che permette di sciare con i piedi liberi); lo skyrunning, l’ice kart (go kart sul ghiaccio), l’arrampicata sul ghiaccio e l’eliski (sci fuori pista e freeride che prevede l’uso dell’elicottero per la risalita).

duneL’andamento del settore sembra destinato a premiare gli operatori turistici della Montagna Bianca che da qui in avanti riusciranno a pensare alla ‘neve’ non solo come ‘pista da sci’ ma come volano di un nuovo modo di intendere e vivere la vacanza invernale senza le regole e le restrizioni che l’hanno caratterizzata per decenni. Regole che devono necessariamente cedere il passo a un concetto di soggiorno ‘free’, destrutturato e de-localizzato, dove nuove modalità di vivere il tempo libero in montagna (con o senza neve) si fondono in un mix sempre più mutevole e instabile. Solo chi sarà in grado di presentarsi sul mercato neve con un prodotto turistico innovativo dal punto di vista strutturale o dei servizi riuscirà ad aumentare il proprio appeal e quello del territorio, attirando così l’interesse dei target emergenti.

GOLF, PRIMO NEL TURISMO
Nonostante l’Italia abbia tutti i numeri per conquistare anche questo interessante segmento di mercato, oggi il turismo sportivo legato alla pratica del golf rappresenta una modesta nicchia che vale appena 300 milioni di euro. Troppo poco se si pensa alle enormi potenzialità del nostro Paese per clima, bellezze artistiche e naturalistiche, offerta ricettiva ed enogastronomica e alla redditività del settore. Ad oggi, solo il Lago Maggiore e il Lago di Garda sono in grado di competere con le mete europee più ambite da questi turisti (Spagna e Turchia) e pochissimi hotel hanno inserito il ‘pacchetto golf’ nella loro offerta. Un vero peccato, nonostante il golfista rappresenti una tipologia di turista estremamente interessante e profittevole sotto molteplici punti di vista. Innanzi tutto perché si trattiene più a lungo nelle destinazioni di villeggiatura preferite; si tratta per altro di un turista alto-spendente, soprattutto in servizi legati al territorio; è concentrato in Europa, in particolare nei Paesi nordici, gioca in bassa stagione (marzo-aprile, ottobre- novembre) quando le temperature in Italia sono miti. E ancora: sceglie mete con campi a poca distanza tra loro e si sposta con la famiglia al seguito; è attento alle novità del mercato e orientato all’acquisto di attrezzatura e abbigliamento dall’alto contenuto tecnologico e privilegia le destinazioni che oltre al golf consentono di trovare altri svaghi. Va infine ricordato che nel 2016 il golf debutterà alle Olimpiadi del Brasile come disciplina olimpica.

Il mercato turistico sportivo è in costante crescita anche perché sostenuto dalla diffusione delle pratiche sportive che non richiedono costi eccessivi nelle attrezzature e che permettono un contatto diretto con la natura

Ne consegue che sviluppando un’adeguata offerta turistico-sportiva intorno al golf gli operatori potrebbero destagionalizzare i flussi turistici allungando notevolmente la stagione e catturare i golfisti più redditizi, quelli provenienti dai Paesi nordici, che viaggiano per giocare in periodi dell’anno non congeniali alle loro latitudini e che da soli potrebbero garantire la sopravvivenza di interi distretti turistici. Per cogliere tali opportunità l’Italia dovrebbe: alleggerire la burocrazia visto che i tempi per l’approvazione di un progetto di un campo da golf vanno dai 5 ai 10 anni; uscire dallo stereotipo del golf come ‘sport per pochi’ e, infine, seguire l’esempio di Spagna e Turchia che negli ultimi 10 anni hanno investito con profitto in questa tipologia di offerta turistica.

BUSINESS IN CORSA
Che lo sport svolga un ruolo da protagonista nelle scelte di viaggio dei consumatori non è più un mistero, tanto che negli ultimi anni la rete ha cominciato a pullulare di tour operator specializzati nell’organizzazione di viaggi a tema sport dall’alto contenuto emozionale. Il cliente si domanda dove vivere la prossima avventura per scoprire nuove discipline o praticare quelle preferite e c’è chi si organizza per accompagnarlo passo dopo passo durante il suo ‘viaggio’. Il percorso diventa quindi un gioco di sovrapposizione e reinterpretazione continua, dove non esistono regole o schemi, dove la destinazione ideale per praticare un certo sport non è necessariamente quella ‘convenzionale’.
Il fenomeno dei ‘Duna Raisers’ conta oggi 3000 appassionati che si danno appuntamento su Facebook per condividere una passione insolita: il surf sulle dune. Oltre a Dubai, Lucky Bay (Australia) e alle zone costiere dotate di ampie spiagge sabbiose, la meta preferita di questi surfisti non convenzionali è Kataneya, a un centinaio di chilometri dal Cairo, dove le colline disegnate dalla sabbia e dal vento del deserto offrono lo scenario ideale per praticare il sandboarding su vette alte decine di metri a velocità che sfiorano i 100 km orari. Un’attività che si colloca a metà strada tra la disciplina sportiva e l’attrazione turistica resa famosa dal popolo della rete, l’esempio perfetto della sovrapposizione tra viaggio-sport-turismo.
Accanto ai viaggiatori più avventurosi assetati di adrenalina, convivono gli sportivi ‘tradizionali’ che viaggiano per praticare lo sport preferito da un capo all’altro del mondo. Il popolo dei runner è in tal senso uno dei più interessanti e rappresenta un segmento importante per le compagnie turistiche specializzate in viaggi a loro dedicati. Il tour operator Born2run, ad esempio, accompagna runner e amanti della corsa di ogni età nelle destinazioni più popolari per eventi podistici e maratone di prestigio internazionale. Tra le proposte-viaggio reperibili sul sito ufficiale, rientrano tutti gli eventi firmati ‘Zitoway sport & Adventure’, compagnia leader nel settore dell’outdoor turistico che organizza eventi in tutto il mondo, tra cui la 100 km del Sahara in Nordic Walking. Prestigiose le partnership, altro elemento-chiave dell’organizzazione turistico-sportiva basata sul concetto di sinergia: New Balance, Ferrino, Camelbak, solo per citarne alcuni.
Alcune agenzie di viaggio specializzate, come B2R, sono anche agenti ufficiali della più famosa e ‘desiderata’ 42km al mondo, la maratona di New York, punta di diamante di una programmazione che comprende altri grandi appuntamenti come Boston, Chicago, Londra, Berlino, Parigi, Praga ed altri meno conosciuti ma altrettanto suggestivi: Windsor Half Marathon, Marine Corps Marathon, Cipro, Tromso e Dublino. I pacchetti dedicati alla maratona di New York sono gestiti da un’esclusiva cerchia di tour operator e movimentano ogni anno centinaia di migliaia di runner. Un business che viaggia al ritmo di 400 milioni di dollari e che fa correre 350mila runner provenienti da ogni angolo del mondo, richiamando oltre due milioni di spettatori sulle strade. Ad ogni edizione, si scatena puntuale la febbre globale per la conquista di una pettorina il cui costo è di circa 400 euro, che si devono aggiungere al soggiorno e al volo. Ciò vuol dire che la spesa media che ogni runner sostiene per partecipare alla maratona di New York si aggira intorno ai duemila euro. Un business moderno che contagia sempre più appassionati e che diventa ‘itinerante’ (oggi New York, domani Parigi, poi Berlino, Boston e così via) e ‘virale’ grazie al tam tam che si scatena sul web e sui social network: è questa la nuova frontiera del turismo sportivo.

RIVIERA TUTTIGUSTI
Innovare, destagionalizzare, fare business. Sono queste le tre opportunità che il turismo sportivo offre oggi agli operatori dei settore coinvolti in quella che potremmo definire ‘un’inesorabile, quanto auspicabile, evoluzione della domanda turistico-sportiva moderna’. Per riuscire a coglierle, occorre mettere in campo le sinergie necessarie per ‘fare sistema’ e per valorizzare al meglio le risorse del territorio. Viste le incertezze del momento e i timori per il futuro, questa è una sfida che non tutti sono stati ancora in grado di accettare, ma da qualche parte nel nostro Paese si intravedono i primi segnali di un graduale risveglio. Si moltiplicano gli eventi a tema ‘sport’ e in alcune località italiane la pratica sportiva è sempre più elemento trainante delle proposte turistiche focalizzate sulla voglia di benessere e di vacanza ‘attiva’ espressa dai turisti negli ultimi anni. In Emilia Romagna, ad esempio, da aprile a ottobre molte spiagge della Riviera Romagnola si trasformano in un’arena sportiva in riva al mare con i Riviera Beach Games, l’iniziativa promossa da Apt Servizi Emilia Romagna, Unione di Prodotto Costa e i Comuni della Riviera. Sinergia, appunto, l’ingrediente fondamentale per promuovere il territorio, innovare il prodotto turistico, destagionalizzare i flussi. Quelle opportunità che tutti gli operatori e gli enti locali dovrebbero e potrebbero cogliere per uscire dall’impasse economica. Considerando, poi, che il meteo è un elemento sempre più condizionante per il turismo balneare, l’idea di ‘destrutturare’ la classica vacanza al mare trasformandola in un’occasione di svago e divertimento attivo godibile in qualsiasi periodo dell’anno, appare ancora più vincente. Oltre alle attività regine (beach volley, beach tennis, beach soccer e foot volley), negli anni si sono imposti sport alternativi come il sup (una speciale tavola da surf che si ‘guida’ con un remo), il nordic walking, il dodgeball (nato dall’evoluzione agonistica della palla avvelenata), la peteca (sport di derivazione indios che si disputa con uno speciale volano su un campo da beach volley), l’undernet (un beach soccer che si gioca sotto rete). I Riviera Beach Games, insomma, rappresentano un’ulteriore spinta alla vacanza, puntando sull’integrazione tra mare, sport e spettacolo. Nella passata edizione l’evento è stato in grado di movimentare circa mezzo milione di turisti e 120 squadre di 36 Paesi accorsi per partecipare o assistere ad uno dei tanti eventi presenti in cartellone nella ‘Riviera dello Sport’. Eventi proposti non solo nei classici mesi estivi, ma in tutto l’arco dell’anno con pacchetti turistici e formule ‘all inclusive’ appositamente studiate dai Club di prodotto, acquistabili anche on-line sul sito ufficiale della manifestazione. Dai Lidi di Comacchio fino a Cattolica, la Riviera Romagnola ha saputo svecchiare un prodotto turistico destinato a rimanere in balia delle bizze del meteo e delle incertezze del mercato, confermando la sua vocazione sportiva e amplificando l’efficacia del concetto di ‘vacanza attiva’ aperta a tutti.
CROCIERA ANTI NOIA
Dopo anni in cui le compagnie navali ci avevano abituati ad un’idea di crociera decisamente passiva, statica e a tratti noiosa, finalmente la scossa è arrivata. Un’altra declinazione dello sport in ambito turistico perfettamente riuscita che sembra rappresentare un’ancora di salvezza per i colossi del settore crocieristico italiano e straniero che negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare una crisi del settore esasperata anche dai recenti fatti di cronaca. Chi ha cercato di superare il momento con slancio, ha investito su un nuovo concetto di bordo che punta a trasformare la crociera da mezzo per visitare i porti a momento di svago estremamente dinamico da vivere durante la permanenza a bordo. In altre parole, conta sempre meno la destinazione finale, quanto le attività sportive che si possono praticare durante il viaggio. È per questo che oggi molte navi da crociera offrono facilities e servizi a bordo sempre più articolati e strutturati intorno al concetto di ‘benessere attivo’, pensati per dare l’opportunità al cliente di vivere il viaggio in maniera dinamica e partecipata. Ecco quindi che sui ponti delle navi trovano spazio campi da tennis, basket, volley, pareti da climbing, minigolf, aree attrezzate per la simulazione di guida in F1 e perfino per il pattinaggio sul ghiaccio. L’esempio più fulgido di quanto lo sport abbia stravolto il modo di concepire e vivere la crociera ce lo offre la compagnia Royal Caribbean che ha trasformato le proprie navi in luoghi dove è possibile praticare ogni genere di attività senza mai scendere dalla nave. A bordo delle navi Caribbean l’offerta turistico-sportiva è organizzata intorno a decine di discipline sportive praticabili ad ogni livello: Sport Deck o ‘Ponte sport’ attrezzato con un campo polivalente, parete da arrampicata, pista da jogging e campo da golf, parete da arrampicata, simulatore di Flowride, campi da basket e volley. Fitness Center, cioè un’area coperta ma panoramica con palestra, piscina e grandi spazi per corsi di fitness, aerobica e yoga; Studio B, cioè la pista di pattinaggio sul ghiaccio, allestita nei ponti sottostanti di alcune categorie di navi.
Grazie alla nuova formula ‘sport-fitness-intrattenimento attivo’ che si è imposta sulla vecchia ‘sole-sdraio-intrattenimento passivo’, la compagnia norvegese/americana ha conquistato un target decisamente più giovane (24/40 anni) e si è lasciata alle spalle il concetto di crociera come vacanza destinata a un’élite non più redditizia. Non è un caso se uno degli slogan scelti dalla compagnia navale per pubblicizzare il proprio prodotto recita: “Prepara la valigia, ma non dimenticare le scarpe da ginnastica”. Una frase che sintetizza perfettamente il modo in cui ciascun operatore, a qualsiasi livello, dovrebbe acquisire consapevolezza di un mercato in piena trasformazione che non può essere vissuto attraverso vecchi stereotipi o logiche ormai obsolete.

Innovare, destagionalizzare, fare business. Sono queste le tre opportunità che il turismo sportivo offre oggi agli operatori del settore coinvolti in quella che appare ormai come un’inesorabile, quanto auspicabile, evoluzione della domanda turistico-sportiva

L’esempio di Royal Caribbean può essere illuminante anche per il Retail sportivo fisico: accompagnare il cliente durante la sua esperienza di viaggio vuol dire far proprio il cambiamento ed uscire da uno stereotipo – quello basato sulla logica commerciale tradizionale – destinato a tramontare. La specializzazione, in sostanza, è ancora un valore premiante, ma deve aprirsi a nuovi scenari di mercato e reinventare il classico concetto di ‘vendita al dettaglio’ senza più riserve.

SCAMBI IN MOBILITÀ
È l’ultima tendenza del momento e si basa sul concetto – semplice quanto geniale – di mettere a disposizione di qualsiasi utente in qualunque luogo una piattaforma per il noleggio tra privati di attrezzatura sportiva: si chiama Spinlister ed è una App made in USA che sta letteralmente spopolando sul web. In sostanza, chiunque voglia noleggiare – per poche ore o diversi giorni – una bicicletta, una tavola da surf o uno snowboard può farlo attraverso un sistema di geo-localizzazione che mette in contatto l’utente con la persona più vicina disposta ad offrire la propria attrezzatura ad una determinata tariffa. La App è scaricabile gratuitamente da qualsiasi dispositivo IOS e Android ed è consultabile anche da PC via web. Il metodo è semplice: chi vuole condividere qualcosa con la community carica una breve descrizione tecnica della bicicletta/attrezzatura sportiva corredata di foto, indica una tariffa e una volta ricevuta la prenotazione incassa il pagamento in anticipo con carta di credito. Chi noleggia, riceve info dettagliate su data e ora del ritiro/riconsegna, è coperto da un’assicurazione per eventuali danni o furti e al termine dell’esperienza lascia un commento o una recensione sul servizio. La App è già stata scaricata da milioni di utenti in 100 nazioni del mondo e si appresta a rivoluzionare il concetto stesso di noleggio, in quanto sfrutta la prossimità fisica tra cliente e noleggiatore, garantisce uno scambio diretto fra privati senza bisogno di rivolgersi alle classiche strutture di noleggio, offre un notevole risparmio sui costi di affitto e infine supera i limiti del bikesharing nelle città dove il servizio non è attivo.
Nel database di Spinspilter si possono trovare city-bike, bici da corsa, MTB e altra attrezzatura sportiva noleggiabile per un’ora, un giorno o una settimana. Un servizio innovativo che semplifica l’esperienza sportiva in vacanza o nel tempo libero poiché consente di trovare direttamente sul posto ciò che si vuole al prezzo più conveniente. Abbinata a piattaforme come Airbnb, CouchSurfing e Hospitality Club con le quali milioni di viaggiatori in tutto il mondo scambiano o affittano camere e soggiorni, Spinlister è una delle migliori espressioni della Sharing Economy, cioè di quel moderno concetto di consumo basato sull’utilizzo anziché sul possesso. Riferito allo sport, questo modello si traduce nella sperimentazione di nuove forme di accesso all’attività sportiva individuale o di gruppo. È il caso di Fubles, il più grande soccer social network italiano che conta 400mila utenti e 14.000 centri sportivi in rete, nato per permettere a chiunque di condividere il calcio amatoriale. Attraverso il social, chi è da solo può trovare una squadra oppure partecipare ad un torneo con il proprio team. Chi non è interessato al calcio, può scegliere fra altre 400 attività sportive sulla piattaforma We-Sport, il social network tutto italiano nato su iniziativa del Centro Ricerche Scienze Motorie della SUISM dell’Università di Torino e pensato per gli amanti dello sport e gli operatori del settore. We-Sport consente ai membri della community di trovare nella propria città nuovi compagni di allenamento, organizzare piccoli eventi sportivi e conoscere tutti gli impianti e le strutture presenti sul territorio. Sul forum, inoltre, tutti gli utenti possono contattare i professionisti di ogni disciplina e chiedere loro consigli utili e informazioni tecniche. I vantaggi che la ‘rete’ apre a tutti gli attori che gravitano intorno al settore sono notevoli:
• Per lo sportivo, l’esperienza su piattaforme come We-Sport consente di superare il limite del non avere un compagno con cui allenarsi, condizione che nel 25% dei casi induce all’astensione dall’attività sportiva;
• Per gli operatori del settore (federazioni, club, associazioni sportive, onlus, aziende, negozi, sponsor) rappresenta l’imperdibile chance di entrare a far parte di una community composta da migliaia di membri attivi, di promuovere prodotti e servizi e di attivare sinergie sul territorio;
• Per le strutture sportive l’opportunità è quella di riempire un maggior numero di slot orari, inviare offerte last-minute sui propri campi attraverso le piattaforme preposte e intercettare facilmente target di utenti in linea all’offerta;
• Per il Retail, infine, si spalancano le porte alle nuove modalità di acquisto collettivo generate dalla rete, cavalcabili attraverso la vendita on-line di servizi-prodotti-articoli senza intermediari, a tutto vantaggio del venditore e del cliente finale che può trovare in un unico ‘luogo’ tutto ciò di cui ha bisogno per praticare lo sport preferito.

TRAVEL GEAR ALL’INSEGNA 
DEL MINIMALISMO
Per capire quanto l’attività fisica sia diventata determinante nelle scelte del turista sportivo, basterebbe dare un’occhiata al suo bagaglio dove troveremmo sicuramente l’outfit di base per praticare lo sport preferito o per vivere in maniera dinamica il tempo libero. A trionfare sono soprattutto gli sport low cost, per i quali non è richiesto un abbigliamento estremamente tecnico né attrezzature costose, praticabili da tutti e a tutti i livelli. Il fenomeno del Nordic Walking è, in tal senso, l’esempio forse più illuminante: una disciplina pressoché sconosciuta fino a pochi anni fa, nata dagli allenamenti estivi degli sciatori di fondo finlandesi, che oggi è praticata da 14 milioni di persone in tutto il mondo. Il motivo di questo successo è riconducibile ai tanti benefici percepiti sia a livello fisico che mentale e alla sua estrema flessibilità visto che è praticabile in tutte le stagioni dell’anno e in ogni tipo di contesto, urbano o naturale. Il popolo dei viaggiatori orientati a questo genere di attività è sempre più numeroso e il volume d’affari che il mercato europeo dell’abbigliamento Outdoor ha registrato negli ultimi anni ne è la conferma.
A partire dal 2012, infatti, l’abbigliamento sportivo ha generato vendite per 10 miliardi di euro in 22 Paesi europei, Italia compresa, e per un centinaio di brand specializzati. Ciò significa che nei vari segmenti analizzati, l’outdoor ha rappresentato finora il 53% delle vendite totali dove spiccano gli acquisti di giubbotti, giacche antivento, giacche soft-shell e altri capispalla dedicati all’outerwear. Questi ultimi pesano sul mercato dell’abbigliamento per il 42%, contro il 26% del footwear, il 7% degli accessori e il 6% degli zaini. A godere maggiormente degli incrementi nelle vendite sono stati le reti multimarca, mentre tra i paesi leader del mercato si confermano la Germania con il 26% del totale delle vendite registrate dal comparto, il Regno Unito (13%) e la Francia (12%). Le proiezioni del 2013 svelano una tendenza in costante aumento: l’EOG rileva, infatti, un’ulteriore crescita pari al 3,1% del settore, per un valore complessivo che sfiora i 15 miliardi di euro (Fonte: “The State of the Trade” – European Outdoor Group).
Leggerezza, multi-funzionalità, sostenibilità, comodità e un tocco glam, sono le caratteristiche che i grandi marchi dell’abbigliamento outdoor hanno fatto propri negli ultimi anni. Il cambio delle attività svolte dai consumatori di tutte le età durante il tempo libero si rispecchia anche nel mercato degli zaini e delle calzature sportive, entrati ormai anche nell’abbigliamento di tutti i giorni. Lo zaino ha riconquistato il suo posto sulla schiena, ma è più leggero, colorato ed esteticamente più ricercato. Ai primissimi posti si attestano gli zaini multifunzionali e da trekking che diventano complementi ed elementi di lifestyle creati per soddisfare non una, ma quante più applicazioni possibili. Dopo l’abbigliamento, le calzature per l’outdoor si confermano seconda categoria per importanza dell’intero comparto. I clienti cercano perfetta vestibilità, tecnologia e qualità garantita dal marchio, e l’andamento della domanda registrato tra il 2012 e il 2014 dà ragione a chi nel mercato continua ad investire nella specializzazione.

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Un quadro decisamente positivo, cartina al tornasole di un mercato vivace e con buoni margini di sviluppo anche per il Retail sportivo, chiamato ad accogliere oggi più che mai nuovi modelli di interazione con i propri clienti e sperimentare nuovi modelli distributivi, non solo fisici ma anche virtuali. Sul web, infatti, si moltiplicano i siti specializzati nella vendita di attrezzatura e abbigliamento sportivo outdoor multi-brand dove l’internauta può selezionare gli articoli preferiti in base allo sport o all’attività che intende praticare, acquisire informazioni e consigli pratici sul viaggio che si appresta ad affrontare, condividere con gli altri viaggiatori la propria esperienza, lasciando anche un parere sul valore e le performance espresse dalla merce acquistata. In alcuni casi è possibile perfino comperare corsi di lingua on-line, kit di pronto soccorso e sim telefoniche internazionali. Già, perché una volta entrato in valigia lo sport non può essere ridotto all’acquisto di un capo di abbigliamento o di una calzatura adeguata. Nella maggior parte dei casi chi cerca un articolo sportivo per il tempo libero cerca anche emozioni, esperienze, e nutre aspettative che devono essere intercettate e soddisfatte. Aprirsi alle tendenze del Travel Gear e analizzare con sguardo critico le sue evoluzioni vuol dire comprendere il peso specifico che la cultura dell’outdoor ha assunto nella mente del consumatore di oggi e cogliere le enormi opportunità economiche indotte da tale cambiamento.

TopSport – Luglio 2015

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2 commenti su “Il mercato turistico-sportivo”

  1. Sicuramente, la praticità, leggerezza e confort sono elementi tipici dei buoni prodotti sportivi mutuabili su chi viaggia, anche non per sport. Ma il negoziante sportivo “specializzato” non mi pare proprio orientato su questo filone. Un’altra occasione di business sprecata…di cui si approfitteranno magari altri canali. O il web.