Climb

Più è difficile raggiungere la vetta, più piace. Svincolata dall’idea di sport estremo e di nicchia, l’arrampicata sportiva va verso il riconoscimento olimpico. Una straordinaria popolarità che fa bene a tutto il movimento outdoor

 

Negli anni ’60 facevano la loro comparsa i primi muri da arrampicata indoor, creati per permettere agli scalatori di allenarsi anche quando non potevano farlo su montagne vere, ad esempio se le condizioni meteorologiche esterne non lo permettevano. Da allora il fatto di arrampicarsi al chiuso è diventato anche una scelta e un vero e proprio sport, inizialmente per pochi ma in questi ultimi anni l’arrampicata sportiva è passata da disciplina di nicchia a successo planetario “sensazionale”. Così lo ha definito un recente articolo del prestigioso quotidiano britannico The Guardian. L’autore dell’articolo, Phil Daoust, ha provato ad analizzare le ragioni di un tale successo. Per cercare risposte, Daoust si è messo nei panni di chi pratica questo sport, scalando personalmente i quattro metri della montagna artificiale di un centro d’arrampicata di Southampton. La prima osservazione riguarda l’infrastruttura stessa. Il giornalista ricorda di avere già provato questo sport una ventina d’anni prima in un ex distributore di benzina a nord di Londra. All’epoca le strutture erano poche e lontane fra loro. Oggi nel Regno Unito si contano circa 500 muri per l’arrampicata sportiva aperti al pubblico sparsi su tutto il territorio. Daoust ha inoltre interpellato i praticanti della struttura per raccoglierne le testimonianze.

Abbiamo provato ad estrapolare le principali caratteristiche individuate nel reportage e che sarebbero all’origine del boom di questo sport:
•  Concentrazione sul momento presente – Mentre si scala si è obbligati ad essere concentrati unicamente sul momento presente per non cadere giù. In molti altri sport è possibile allenarsi senza per questo smettere (purtroppo) di pensare al lavoro, agli impegni, ai problemi e quant’altro.
•  Si allenano i muscoli senza rendersene conto – Essendo costantemente impegnati a pensare a dove mettere le mani e i piedi per avanzare nella scalata, non si fa troppo caso allo sforzo fisico necessario per spostarsi e per evitare di cadere. L’attività mentale finisce per prevalere su quella fisica, ma nel frattempo i muscoli lavorano. Lo si realizza una volta scesi dalla parete, spesso nei giorni seguenti.
•  Uno sport per tutti – Non occorre essere già atleti per iniziare, né avere una conformazione fisica particolare. Molti di coloro che si apprestano a provare questo sport per la prima volta temono di non avere la preparazione atletica e la forza necessarie e rimangono invece sorpresi di quanto, in effetti, si riesca a fare a livelli di preparazione diversi.
•  Progressi rapidi – In pochi mesi si possono compiere progressi visibili, che fungono da ulteriore spinta per continuare.
•  Oltre il fitness – Andare semplicemente in palestra può non divertire più a sufficienza. L’arrampicata sportiva rappresenta per molti un’alternativa più ludica e socializzante.
•  Costa poco – Solitamente l’accesso alle strutture è economico e non richiede l’acquisto di abbigliamento o attrezzature particolari. Nel caso del bouldering, senza imbragature, bastano un paio di pantaloncini aderenti e un po’ di gesso per migliorare il grip. Nel caso dell’arrampicata con uso di corde occorre evidentemente qualche attrezzo in più, ma niente di particolarmente impegnativo o costoso, se l’attività viene praticata indoor.
•  Ambiente meno sessista di quello delle palestre tradizionali – Numerose sono le donne che trovano le strutture in cui praticare l’arrampicata sportiva più accoglienti per loro di quanto non lo siano le classiche palestre con i pesi e gli attrezzi per il fitness, tipicamente animate da muscolosi personaggi soprattutto di sesso maschile.
•  Si compete innanzitutto contro sé stessi – Così come nella corsa, ci si può apprestare all’arrampicata avendo come unico avversario di cui preoccuparsi sé stessi. Questo consente di scegliere il livello e il ritmo dell’allenamento senza risentire di alcuna pressione competitiva.

Secondo le statistiche della Association of Brisith Climbing Walls (ABC), citate nell’articolo del Guardian, nel 2017 sono state registrate nel Regno Unito un milione di visite ai muri per l’arrampicata indoor. Di questo milione, circa 100.000 sarebbero praticanti regolari, con un’evoluzione del 15-20% all’anno. Nel mondo l’arrampicata sportiva è rappresentata e gestita dalla International Federation of Sport Climbing (IFSC), riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO). La sede di questa federazione internazionale, nata nel 2007 dopo il distacco dall’Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche (UIAA), si trova a Torino. Attualmente sono 90 le federazioni aderenti alla IFSC nel mondo. L’Europa è il continente con il maggior numero di federazioni – sono 43 – seguita dall’Asia con 22 federazioni, dalla regione Pan-Americana con 16, dall’Africa con sei, e infine dall’Oceania con tre federazioni. Da quando nel 2007 è stata istituita la IFSC, il numero di federazioni aderenti è aumentato del 25%.

Si parla di arrampicata sportiva per distinguerla dall’arrampicata tradizionale. L’arrampicata sportiva prevede ancoraggi permanenti fissati alla roccia. Nell’arrampicata tradizionale si fa invece uso di ancoraggi amovibili. Le specialità rappresentate ufficialmente nell’arrampicata sportiva sono tre: il già citato bouldering o boulder, il lead e lo speed. Il boulder prevede vie basse, massimo quattro metri, senza l’uso di corde. La sicurezza è garantita da materassi paracadute (crash pad). L’obiettivo è di raggiungere l’ultima presa nel minor numero di tentativi. Il lead consiste nello scalare con la corda dal basso delle vie la cui difficoltà aumenta progressivamente di grado, con l’obiettivo di raggiungere il punto più alto possibile. Infine la specialità di velocità, o speed, consiste nel completare una via tracciata su una parete di 10 o 15 metri nel minor tempo possibile.

Secondo i dati IFSC, sono circa 35 milioni le persone che praticano l’arrampicata sportiva in modo regolare nel mondo. L’arrampicata sportiva piace ai giovani ma piace soprattutto ai giovanissimi. Il 39% dei praticanti ha infatti un’età al di sotto dei 18 anni. In Italia la Federazione Arrampicata Sportiva Italiana (FASI), che ha sede a Bologna, conta quasi 22.000 atleti tesserati (dati CONI del 2016). Nel 2010 erano soltanto 15.000.

Sebbene abbiamo ricordato come per praticare alcune popolari specialità dell’arrampicata sportiva non occorra alcun abbigliamento o attrezzatura particolare, l’industria degli articoli sportivi vede nel boom mondiale di questa disciplina una serie di opportunità. Una recente inchiesta di ispo.com, dedicata al boom di quello che viene anche definito alpinismo urbano, riporta le interessanti testimonianze dei dirigenti di varie marche del comparto sport e outdoor. Il fatto di frequentare un centro d’arrampicata in città favorisce lo sviluppo di abitudini più sane al movimento che verranno poi con maggiore probabilità riprodotte in ambienti esterni, eventualmente su rocce vere e proprie. C’è anche chi sottolinea come i frequentatori di sale per l’arrampicata indoor siano sempre di più persone che scelgono queste sale al posto della tradizionale palestra, sfoderando abbigliamento sportivo nuovo e sempre più ricercato. Vale certamente considerare come il climbing praticato nelle infrastrutture urbane sia spesso un primo passo verso l’arrampicata in montagna, che richiederà in quel caso l’acquisto di capi ed attrezzature specifici. Cosicchè molti brand vedono nell’arrampicata indoor una grande opportunità per testare le attrezzature da montagna.
L’Italia vanta una tradizione consolidata, grazie a marchi storici – come La Sportiva (che quest’anno festeggia 90 anni) che ne promuovono la pratica sponsorizzando non solo atleti di spessore, ma anche eventi e nuove strutture attrezzate. Dal punto di vista federale la situazione è però confusa. Il 28 luglio scorso, a seguito delle dimissioni di sei consiglieri federali, sono infatti clamorosamente decaduti Presidente, Consiglio e tutte le Commissioni della Federazione di Arrampicata Sportiva Italiana. Il 1° agosto 2018 il Presidente del CONI Giovanni Malagò ha così dovuto nominare come Commissario Straordinario l’ex campione di scherma (sciabola) Giampietro Pastore.
L’arrampicata sportiva debutterà come sport olimpico a Tokyo 2020, come a suggellare il successo crescente che questo giovane sport sta riscuotendo negli ultimi anni in tutti i continenti. L’esordio olimpico accadrà peraltro in Giappone, un Paese nel quale il numero di centri d’arrampicata indoor è cresciuto in maniera esponenziale: erano 96 nel 2008 e sono diventati 435 nel 2015 (fonte IFSC-JMSCA). L’ingresso come sport olimpico verosimilmente contribuirà ancora di più alla popolarità di questo sport. Insieme all’arrampicata, entreranno a Tokyo 2020 come nuovi sport olimpici anche il baseball/softball, il surfing, il karate e lo skateboarding.

 

 

 

 

TopSport – Ottobre 2018
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