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Le bici stanno letteralmente diventando le protagoniste delle strade e del fuoristrada, rappresentando uno dei pochissimi settori a segnare un continuo segno positivo

La bici fa bene al corpo e all’umore. Chi va in bici, fischietta, pensa, progetta, canta, sorride. Chi va in macchina, s’incattivisce o s’intristisce. La bicicletta non mi ha mai deluso. La bicicletta è sorriso, e merita il Nobel per la pace.” È una delle frasi più belle e più famose di Alfredo Martini, padre, guru, per non dire missionario della bicicletta che in pochissime parole è riuscito a racchiudere l’essenza di questo fantastico mezzo a due ruote che si sta facendo sempre più largo nel mercato e sulle strade. Da corsa, da passeggio, mtb, e-bike, speciali, antiche, italiane o straniere, le bici stanno letteralmente divenendo le protagoniste delle strade e del fuoristrada rappresentando uno dei pochissimi settori dell’economia a far segnare un continuo segno positivo in una globalità di percentuali in ribasso. Stati come l’Olanda sono stati gli apripista della cultura della mobilità sostenibile insegnando molto a tutti gli altri Paesi ed anche l’Italia, seppure con il solito ritardo, sta arrivando ad avvicinarsi agli standard europei impegnandosi sempre più con la divulgazione delle e-bike, la creazione e l’ampliamento di piste ciclabili ‘evolute’ e realizzando veri e propri circuiti composti da partnership tra attività differenti, legate dalla presenza della bici. Si tratta dunque di un mercato sempre attivo, in espansione, frizzante e con sempre tante novità capaci di attirare anche il pubblico più diffidente strizzando l’occhio perfino all’automobilista incallito.
Con 1 milione e 542mila pezzi, infatti, per il terzo anno consecutivo il numero di bici vendute ha superato di 192.000 unità quello delle auto immatricolate e ci sono tutte le premesse affinché i numeri possano crescere ancora. È la stessa Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) che, ricordando che la doppia affermazione di Marco Pantani al Giro d’Italia e al Tour de France del 1998 fece aumentare di ben 300.000 il numero di bici vendute dell’anno successivo, azzarda a dire che a seguito della vittoria di Vincenzo Nibali alla Grand Boucle, e il particolare clima creato dal movimento ciclistico italiano, ci siano tutti i presupposti per un altro segno positivo. Ad orbitare attorno a questi numeri da urlo, legati alla vendita di bici nell’ultimo anno o anche solo prendendo in considerazione i 7 milioni di cicloamatori italiani, vi sono anche i settori di abbigliamento e accessori, piccole necessità che diventano veri e propri vizi ai quali non si può rinunciare. Certamente, il negoziante deve riconoscere e sfruttare l’occasione, e soprattutto essere in grado di vendere una bici che non è più solo un oggetto, ma anche uno stile di vita, un desiderio, un sogno, un’esigenza. Regola numero uno, dunque, spostare l’attenzione dalla tecnologia del prodotto al cliente divenendo un vero e proprio bike counselor.

Chi vende bici soddisfa bisogni, regala libertà, è un supporto all’ecologia e all’ambiente, dona l’emozione in più in vacanza, agevola uno stile di vita, è fornitore di benessere, ed è per questi motivi che gestire un negozio di biciclette può rappresentare oggi un buon investimento commerciale e imprenditoriale.

Come si è visto, i numeri legati alle vendite nazionali sono alti e lo sono anche quelli che si riferiscono alla bici come puro mezzo per fare sport, dati derivanti dal tesseramento alla Federazione Ciclistica Italiana, ma che si rivelano essere una semplice punta di un enorme iceberg. Si parla, infatti, di 109.236 iscritti (2000 in più dello scorso anno dove spiccano Lombardia e Veneto, da sempre regioni tradizionalmente ciclistiche), ma se si va a vedere il numero stimato di cicloamatori, si sale a ben 7 milioni di persone che usano la bici in tutte le sue declinazioni. Questo fa ben capire che in un mondo dove il cliente è sopraffatto da informazioni e da esigenze, come la semplicità di muoversi in città, il negoziante deve fare leva non più sulle caratteristiche della bici ma sul motivo per il quale il potenziale cliente è entrato nel negozio e, perché no, fargli sentire il bisogno di possedere un oggetto che è puro sinonimo di libertà. Il suggerimento arriva dall’estero che, notoriamente più avanti dell’Italia, si è trovato ben 15 anni fa a dover fare i conti con la superiorità di grandi centri vendita come Decathlon: i negozi di Francia e Germania, Paesi altamente ciclistici, dopo aver subito una chiusura nelle loro vendite, sono riusciti a vincere la concorrenza facendo ciò che è possibile solo in un negozio, ovvero cambiando il loro punto di vista e ponendo molta più attenzione alla persona e alle sue esigenze. Dedicare tempo e ascolto a chi entra nel negozio aiuta ad attirare clienti, soprattutto se si aggiunge la grande esperienza che il punto specializzato può vantare, rispetto alla consulenza del semplice commesso di un centro commerciale. Nella quasi totalità dei casi, infatti, chi sceglie di aprire un punto vendita specializzato è un ex ciclista, un meccanico o si avvale della loro collaborazione così da poter vantare competenza, continuo aggiornamento, assistenza post vendita e officina riparazioni, valori aggiunti che il cliente riconosce e premia. Il lato negativo è rappresentato spesso da un profilo culturale medio basso, tipico appunto più di un meccanico operativo che di un imprenditore commerciale.

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MIB: man in bike, l’identikit del ciclista. In Italia le bici sono ben 25 milioni di cui il 70% è da strada. Conviene, dunque, conoscere il ciclista medio per attuare le migliori forme di marketing. Secondo l’Isfort e l’Osservatorio sulla mobilità degli italiani, il 53% dei maschi e il 47% delle femmine utilizzano la bicicletta; a preferirla per gli spostamenti è proprio l’esercito dei lavoratori (48%) seguito da pensionati (23,9%), casalinghe (13,5%), studenti (11,7%) e disoccupati (2,5%) mentre la fascia d’età prevalentemente interessata è quella che va dai 46 ai 64 anni (41,9%). È bene ricordare, però, che si tratta di dati statistici nazionali e che, per poter elaborare delle strategie di marketing territoriale ottimali, queste percentuali vanno messe in relazione con la realtà della propria microarea. Di certo, l’uso della bici non conosce limiti di ceto sociale o livello culturale e i ciclisti ‘urbani’ si spostano regolarmente in città per commissioni e appuntamenti (75% – dati Fiab 2011) mentre, sempre secondo Isfort 2014, il 33,3% la sceglie per il proprio tempo libero, il 28,9 % per salute e forma fisica, il 19,2 % per dribblare il traffico, il 10,8 % perché rappresenta un mezzo di trasporto economico e il 7,7 % per combattere lo smog. È molto praticato l’escursionismo in bicicletta, alla scoperta, non invasiva, di ambienti naturali, tesori d’arte, pratica che non frena nemmeno con il rigore del clima.
Il pedalatore moderno è più esperto, molto più aggiornato e, soprattutto, è diventato un ‘ciclista 2.0’ per la sua spiccata voglia di informarsi in internet prima di recarsi al negozio dove vuole trovare altrettanta e maggiore conoscenza dei prodotti e delle novità. Ci sono i temerari che cercano un mezzo anche per affrontare viaggi inverosimili, i paurosi alla ricerca di qualsiasi cosa gli salvi la vita nella giungla della città, i ciclisti per caso e quelli per necessità, altri che la amano così tanto da appenderla in casa e chi si crede (o vuole sentirsi) il campione del mondo in carica. I tipi di ciclisti in circolazione sono innumerevoli, e sta al negoziante capire chi ha davanti e soprattutto indovinare di cosa ha bisogno, in modo da sfruttare il vantaggio ed essere pronto a soddisfare la sua necessità, qualunque essa sia.

Mobilità in espansione: dalla tangenziale per bici alla Bicipolitana. L’Italia è quinta in Europa per l’uso della bici ma è il fanalino di coda nella classifica degli Stati con più km dedicati alle piste ciclabili. Basta pensare che la Germania conta ben 47.000 km contro i 3000 del nostro Paese per capire che c’è ancora tanto da fare anche solo per arrivare vicino agli standard europei. Qualcosa, però, si sta muovendo. Molte città italiane stanno dedicando ampi spazi e investimenti alla mobilità ecosostenibile e al bikesharing, aprendo così ampie possibilità di vendita anche per i negozianti: più vi è possibilità di usare la bici tranquillamente, più persone si recheranno nei negozi per portare a casa le loro ‘ali della libertà’, attrezzatura e abbigliamento necessario.

La possibilità di risparmiare sull’uso del carburante è un altro dei benefici palesi nell’utilizzo della bicicletta, con evidenti e positive ripercussioni anche sull’ambiente. E sulla salute di chi pedala

Le piste ciclabili stanno diventando talmente importanti anche dal punto di vista economico, che una città come Bologna ha pensato addirittura di modificare l’uso dei suoi storici viali di circonvallazione per creare una vera e propria tangenziale per le bici, inaugurata di recente: 2,4 km di un progetto di circa 8 km che, a fine 2015, saranno costati al Comune 418.000 euro e al Ministero dell’ambiente altri 1.575.000 euro. Questa opera tutta emiliana va ad aggiungersi ad altre piste particolari come la Bicipolitana di Pesaro che, sullo schema delle metropolitane, comprende ben 4 linee di cui una che corre sulla spiaggia. Bolzano, seguita da Pesaro e Ferrara, grazie ai suoi ciclo-collegamenti è divenuta la prima tra le città per volume di spostamenti in bici. Questo tipo di mobilità è così importante per l’intera economia locale che grossi capoluoghi come Firenze, Trapani, Milano e la stessa capitale Roma, stanno pensando di ampliare la loro rete: oltre ad essere utile per gli spostamenti e per la promozione del turismo locale, si è infatti notato che aiuta lo sviluppo delle aziende dei territori.

Bike economy: le vie per la bici che aiutano gli affari. Perché gli enti locali investono tanto capitale per dar vita a vere e proprie reti di ciclabili che attraversano e collegano le città? La risposta è data direttamente dal presidente della Federazione Ciclistica Italiana. “Per 80 km il Trentino è attraversato da una delle più importanti ciclovie europee che collega Innsbruck al Lago di Garda” ha spiegato Renato Di Rocco. “Negli ultimi anni gli utenti di quel tratto sono passati da 800.000 a 2 milioni e cento e hanno permesso la nascita di ben 5 microaziende tra officine, negozi, agriturismi che vivono soltanto grazie ai frequentatori della ciclabile.” Quest’affermazione è confermata anche oltreoceano, dove un’indagine del Dipartimento dei Trasporti di New York ha quantificato il beneficio prodotto da una rete ciclabile efficiente, in un incremento del 49% del giro d’affari dei negozi posti in prossimità delle bike lane: le piste favoriscono le piccole imprese commerciali rendendole facilmente raggiungibili, anche nelle fasi di recessione economica. Ecco, dunque, che salta all’occhio l’importanza di essere presenti a ridosso delle piste anche, soltanto, in forma pubblicitaria affinché l’utente, viaggiando a una velocità moderata, possa osservare e incamerare le informazioni a lui proposte lungo la via per poi cercare ciò di cui ha bisogno come, ad esempio, un meccanico o un negozio di abbigliamento e accessori bici.

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Quando la bici si unisce alle buone idee. Chi sceglie di muoversi in bici lo fa certamente per esigenza, ma è comunque una persona che, ormai, ha trasformato il pedalare in un vero stile di vita: si sente parte di un grande gruppo, è legato sentimentalmente al mezzo ed è inconsciamente alla ricerca di tutto ciò che alimenta questa filosofia di vita. Ecco dunque che il viaggiatore urbano o il cicloamatore, cercando un luogo dove fermarsi per rifocillarsi, sistemare la bici o sorseggiare un caffè, va alla ricerca di luoghi bike friendly che offrano tutti i servizi, punti che negli ultimi anni stanno davvero spopolando. Questa, però, è soltanto la spiegazione filosofica di un’idea brillante nata, invece, per combattere la crisi e incrementare i guadagni: attirare clienti utilizzando l’una o l’altra attività per promuoverle entrambe. Chi si ferma per un caffè, infatti, non può non dare un’occhiata al negozio di bici e, automaticamente, trovare qualcosa da comprare, mentre chi si è recato al negozio per sistemare il suo mezzo o per acquistarne uno, non può resistere al richiamo del bar. La moda dei caffè per ciclisti impazza in tutta Europa, e anche l’Italia si sta allineando sempre più a grandi realtà come quella di Londra e Berlino, dove nel 2004 nacque il primo bike cafè, Amsterdam con il Bicycle Hotel, a L’Aja il Lola Bikes&Coffe, a Copenaghen il bar-officina dove si riciclano bici di seconda mano da mandare in Africa, Zurigo con una sorta di officina/drive-in per ciclisti. In Italia è Milano ad aprire le danze con la creazione di Upcycle, un luogo dove consumare, leggere, lavorare, vivere incontri e dibattiti, approfittare della sala proiezioni per assistere alle grandi gare di ciclismo, e anche punto di autoriparazione, formazione e informazione sulla manutenzione della bici. Punto di ritrovo di moltissimi biker emiliani, invece, è il Bike Cafè Shop di Collecchio, dove semplicità, bici e caffè sono al centro dell’intera filosofia del luogo, e dove, sorseggiando un caffè, gustando panini battezzati con i nomi delle gare più famose e utilizzando la connessione Wi-Fi gratuita, si possono ammirare le ultime novità in fatto di bici, accessori e abbigliamento o approfittare dell’officina per risolvere gli eventuali problemi tecnici del proprio bolide. Poi le “Officine Bikecafe” a Pinerolo, relax-bar-rimessa con una pavimentazione che richiama una pista ciclabile, il “2Ruote Bike” di Giussano, l’officina shop dove si può anche pranzare o fare happy hour, “Osteria & bike boutique” di Roma o il “Bianchi Cafè & Cycles” appena inaugurato dalla Bianchi a Milano, sono piccoli esempi di come si possa reinventare e rilanciare il negozio godendo del richiamo dato dallo status di ‘trendy’, mescolando due attività differenti che però si amalgamano magicamente bene proprio perché piacciono moltissimo anche ai non sportivi. Indubbiamente, con la bici, l’economia pedala e questa nuova idea presa in prestito dal Nord Europa potrebbe essere una buona soluzione per i negozi che necessitano di un rinnovamento.

La cura e la ricercatezza dei materiali e dei particolari, anche minimi, rendono la bicicletta un prodotto sempre più moderno e desiderato. Ricco di sfumature grazie anche agli innumerevoli accessori

L’enorme esercito dei viaggiatori e dei gran fondisti. Uno dei modi più affascinanti di vivere la bici e, peraltro, in diffusione esponenziale negli ultimi 5 anni, è vederla come mezzo preferenziale per i propri svaghi. Ormai la vacanza in sella, infatti, ha raggiunto dimensioni tali da meritare la nascita di Cicl@Tour, un salone all’interno di Arezzo Fiere, e sarebbe, dunque, un grave errore considerare il cicloturismo come un turismo povero. Ecco dunque che nascono Bike hotel, associazioni e addirittura tour operator che si occupano esclusivamente di questo tipo di viaggi creando pacchetti ad hoc che comprendono agevolazioni e indicazioni per trovare negozi di bici, officine alle quali rivolgersi e altri esercizi commerciali. È dunque chiaro che aprire gli orizzonti e avvicinarsi a queste realtà proietta il punto vendita specializzato in una nuova dimensione rendendolo unico (o quasi) punto di riferimento per tutti coloro che decidono di vivere l’esperienza della vacanza in bici. Per capire quanto effettivamente sia vantaggiosa la partnership basta pensare che le quattro più importanti ciclovie del Trentino Alto Adige, hanno generato una ricaduta economica di oltre 80 milioni di euro nel 2009. Avere dunque un settore tutto dedicato ai viaggi, con accessori, borse adeguate, abbigliamento per tutte le occasioni e per tutti i climi, è utile, per non dire, d’obbligo, per chi vuole essere un punto di riferimento per i viaggiatori. Di questi particolari circuiti fanno parte anche le granfondo, e i numeri parlano da soli: 12.000 iscritti alla Nove Colli di Cesenatico, 2000 alla G.f Giro dell’Appennino di Bologna, 5000 per la Granfondo Selle Italia di Cervia, e, solo per citarne alcune e chiudere in bellezza, 9000 per la G.F. delle Dolomiti a fronte delle ben 30.000 richieste di iscrizione.

Gusto Rètro. Il vintage ha sempre affascinato e negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom anche nel mondo delle due ruote. Sono sempre di più, infatti, le ciclostoriche durante le quali centinaia, per non dire migliaia, di appassionati viaggiatori del tempo, si ritrovano per pedalare insieme gustando il sapore del passato e l’antica fatica di chi macinava chilometri su bici pesanti quanto cancelli. Per chi guarda, è una sfilata spettacolare alla quale bisogna assistere ma per l’appassionato è uno stile da condividere, un hobby da coltivare, incrementare e perfezionare fino ad arrivare anche a spendere cifre importanti. Si è di fronte ormai a un movimento consolidato, destinato a crescere in modo continuo proprio per il suo fascino, ed anche le aziende se ne sono accorte. Vengono sempre più proposte, infatti, le riedizioni, seppure modernizzate, di bici e capi di abbigliamento, borse, selle. Vale la pena di tenere in negozio una piccola area con questo tipo di merce e soprattutto sapere a chi rivolgersi per accontentare tempestivamente il cliente. Bastano solo due dati per capirne l’importanza: 5500 iscritti all’Eroica di Gaiole in Chianti, altre 16 grandi manifestazioni italiane facenti parte del Giro d’Italia d’Epoca e centinaia di piccole kermesse e raduni sparsi per il Paese. Non c’è da meravigliarsi, dunque, se esistono aziende che si dedicano soltanto al vintage o se, come si è visto anche all’Expobici di Padova, queste realtà commerciali riscuotono continui consensi e un folto numero di visitatori. È il caso, per esempio, della De Marchi che alla sua collezione già vintage ha voluto aggiungere dei capi che siano indossabili anche nell’attuale contesto metropolitano, affiancandoli a cappellini, come il Loden Vintage Cap, o il bel foulard in seta, i guanti in pelle di montone africano o la nuova linea che riporta in vita i capi autentici dell’epoca d’oro utilizzando un filato più comodo, moderno ma che richiama visibilmente il fascino della lana, accessori dedicati a chi vuole distinguersi con eleganza, in sella alla sua bici e fuori. Marchi storici come Brooks England sono da sempre il punto di riferimento di molti appassionati, ma anche Selle Monte Grappa è riuscita ad affermarsi nel campo, proponendo idee sempre nuove. Mantenendo le linee di un recente passato, infatti, quest’anno ha unito sellini, manopole e borselli in vero cuoio a selle e borse che propongono cover d’autore con foto, cartine o bussole dal sapore vintage. Tre Emme, Pissei, Santini, Le Coq Sportif, sponsor del Tour de France, o Ambrosio che, in occasione del suo 80° compleanno, si è voluto regalare la collezione delle maglie vintage, sono solo alcuni esempi di un’evoluzione del mercato che non è da sottovalutare. Che lo faccia per seguire un certo stile di vita, per passione, per hobby o soltanto per distinguersi con eleganza, se il cliente richiede prodotti di questo tipo, il negozio deve saperglieli offrire – o perlomeno ordinarglieli – in modo da tenerlo lontano dal mercato on-line.

L’occhio sul particolare. Oltre la bici, ha un’enorme importanza anche tutto il mondo che vi ruota attorno, fatto di abbigliamento, borse, accessori o soltanto piccoli vezzi. Per accontentare ogni tipo di ciclista e incoraggiare i guadagni del negozio, dunque, occorre avere una vasta gamma: dal semplice impermeabile al reggi ombrello per la bici, fino alle maglie ultratraspiranti, antivento e termoregolatrici adatte al cliente che ha in mente escursioni più audaci. Se oltre all’abbigliamento ‘da gara’ ci si rifornisce anche di tutta la gamma outdoor, ci si apre a molti orizzonti, con la possibilità di vendere capi anche a chi ama l’abbigliamento tecnico per più occasioni quotidiane. Ecco, dunque, che anche quest’anno e per la prossima stagione, il mercato è andato alla ricerca di nuove forme, nuove performance che rasentano il miracoloso, nuovi abbinamenti, come X-Bionic che si è legata al marchio Lamborghini, nuove fibre come quella a filo di carbonio lanciata da Giordana o la linea di abbigliamento “Gabba” della Castelli, resistente all’acqua e scelta anche dalla nazionale azzurra di ciclismo ai recenti mondiali spagnoli. Aria di rinnovamento anche per Briko che, tra le novità, ha presentato la maglia underwear Infrarosso Seamless completamente priva di cuciture e capace di trasformare il calore del corpo in energia. Se si prendono in considerazione gli Award assegnati ad Eurobike, ci si imbatte anche nella nuova versione dei pantaloncini con bretelle di adidas che avvolgono e comprimono i muscoli principali riducendo le micro vibrazioni e contribuendo a diminuire la fatica, oppure, ad esempio, la giacca Lab (Pedale Ed di Pozzoleone) che durante il giorno è sottile e poco appariscente mentre al buio, rovesciandola, garantisce la massima visibilità, capo d’abbigliamento che ha battuto la linea Zap di Sugoi che, con il suo tessuto “Pixel” creato utilizzando il vetro, è anch’esso altamente riflettente trasformando i ciclisti notturni in piccoli punti luce.

Piste ciclabili Europa

Nuovi orizzonti. Essere un ciclista urbano non è un ruolo da sottovalutare, e spesso è più difficile che affrontare gli addestramenti militari o più complicato delle famose ‘mission impossible’ di Tom Cruise. Significa dribblare il traffico, conquistare le ciclabili, sfidare le diverse situazioni climatiche e, soprattutto, cimentarsi in un pericoloso gioco da equilibrista tra bambini, cani e borse della spesa. Per il negoziante, dunque, cosa c’è di meglio che essere il risolutore di cotanti problemi? Non si tratta di fornire al cliente-ciclista un manuale di resistenza e sopravvivenza urbana, bensì di proporgli una bici che possa rendergli la vita più facile, soprattutto alle donne che in particolar modo si trovano a sfacchinare per la città in preda ai tanti impegni familiari. Per rispondere a questa esigenza, molte aziende hanno optato per cestini più grandi, portapacchi o addirittura piccoli rimorchi posteriori. Novità del 2015, però, è il superciclo presentato ad Expobici, adatto a qualsiasi persona e studiato per trasportare carichi facilmente e senza fatica. Si chiama Pandabike, un’idea tutta italiana premiata con l’Innovation Award, che, su 2 o 3 ruote e perfino a trazione elettrica, presenta un box capiente con cappottina antipioggia, panche removibili, cinture di sicurezza e accessori per il trasporto fino a 4 bambini, con la possibilità di adattamento per disabili, merci o attrezzi da lavoro. Inutile a dirsi, si tratta di un’idea talmente semplice, per non dire banale, da non essere ancora stata pensata in modo così completo. Fino ad ora, infatti, vi erano i vari traini studiati e dedicati singolarmente o al trasporto bambini, o agli animali, al necessario da viaggio, o alle merci, ma non era mai stata proposta un’unica soluzione che potesse andare bene per tutte le esigenze. A proposito del trasporto merci in città, potrebbe essere un nuovo orizzonte aperto nel mercato delle bici e, per il negoziante specializzato, un aspetto da prendere in seria considerazione. Uno studio del 2011 di Cyclelogistic, (progetto promosso dall’Unione Europea per valutare scenari di mobilità ciclabile nelle città europee e proporre un piano industriale per una logistica merci che abbia nella bicicletta il suo punto forte) ha dimostrato che il 51% di tutti gli spostamenti privati o di lavoro collegati al trasporto di merci, potrebbero essere fatti utilizzando delle biciclette o delle cargo bike. “Il 51% dei trasporti merce non supera i 7 chilometri di distanza e non va oltre i 200 chili di merce, quindi potrebbe già oggi essere effettuato in bicicletta” è il parere, forse azzardato, di Karl Reiter, responsabile del progetto. Incuriosire il cliente proponendogli bici ‘speciali’ e promozioni, spiegandogli i vantaggi derivanti dalla diminuzione dei costi di trasporto, per il negozio specializzato potrebbe essere un’operazione realmente proficua.

Sempre più praticato l’escursionismo in bicicletta, va alla scoperta di ambienti naturali o tesori d’arte. Ed è una pratica che resiste anche nelle stagioni più fredde

Il futuro è elettrico. Seppure ai ciclisti più appassionati non piaccia proprio e non la riconoscano nemmeno come bici, l’e-bike sta letteralmente invadendo le strade, divenendo la star indiscussa del mercato, e con grandi prospettive per il futuro. Rispetto allo scorso anno, infatti, in Italia la produzione ha avuto un incremento del 12% toccando la quota di 51.405 unità consegnate. Da uno studio commissionato da Confindustria Ancma all’istituto di ricerca GFK Eurisko, inoltre, il futuro sembra davvero roseo, in quanto, secondo i rivenditori, il comparto delle e-bike è previsto in crescita del 72%, toccando valori massimi al sud e nelle isole (82%) ed al centro (77%) mentre vi è un filo di cautela in più al Nord (70% al nord-ovest e 64% al nord-est ) dove si è maggiormente polarizzati sul prodotto tradizionale. “I fattori che contribuiscono a questa situazione sono ravvisabili nella considerazione che la bici, oggi, rappresenta una delle più importanti soluzioni per la mobilità sostenibile” è la spiegazione di Corrado Capelli, Presidente di Confindustria Ancma. “Si risparmia in consumo di carburante ed emissioni, il ciclista guadagna in salute, velocità e costi di gestione. Continueremo nella promozione e nella tutela dell’intero comparto, tant’è che al Governo chiediamo provvedimenti che puntino a rendere l’Italia un Paese in linea con gli standard delle best practices europee.” La bici a pedalata assistita, infatti, già da diversi anni ha conquistato i principali mercati europei superando il milione di unità vendute, facendo registrare importanti risultati in Germania e Olanda, continuando la sua progressiva penetrazione anche in Italia. Come mai così tanto successo? Semplice: mitiga la fatica consentendo maggiori modalità d’impiego e mobilità. All’Eurobike di Friedrichshafen, così come all’Expobici di Padova, sono stati presentati vari prototipi, tantissimi modelli, intere o pieghevoli, per un 2015 che presenta una scelta davvero varia anche in termini di ampliamento delle aziende produttrici di e-bike come, ad esempio, Yamaha che si è ripresentata con un proprio sistema di propulsione utilizzato ora soprattutto da Giant e dal 2015 anche dal Gruppo Winora ed Haibike lanciando sul mercato una vera novità. Grazie alle differenti collaborazioni di Yamaha e Bosch, infatti, stanno per arrivare sul mercato le bici da mountain bike, cross e trekking in versione e-bike, il display Nyon che fornisce al guidatore diverse informazioni compresa la navigazione, e la possibilità di controllare sia il sistema di propulsione che il cambio. Non è ancora abbastanza? Secondo Eurobike, quest’anno sono state vendute anche le prime biciclette elettriche da corsa e per il 2015 prevedono che il numero di modelli di mountain bike con motore elettrico sia in continuo aumento. Si sono appena viste anche biciclette offroad a sospensione integrale e con pedalata assistita elettrica, adatte anche ai i tracciati più difficili. Per i negozianti e gli addetti alle officine, dunque, è giunta l’ora di impegnarsi a conoscere sempre più il mondo di questi impianti elettrici per bici.

Quando la bici è arte. Sono 7 milioni coloro che usano la bici per lavoro e tempo libero, tant’è che nella classifica Europea, l’Italia si trova al 5° posto. Non brilla ma non ha nemmeno la maglia nera. Le città, dunque, sono invase da questo piccolo esercito fatto da ciclisti esigenti ed accorti che esigono di mettersi in sella alla bici perfetta per le loro esigenze ma anche molto attenti all’estetica. Scegliere il proprio mezzo, infatti, è come acquistare un vestito da indossare: deve esprimere il carattere e le passioni di chi lo cavalca. Et voilà che sul mercato, quest’anno più che mai, al fianco delle tanto richieste e modaiole fixed, sono incrementate le bici con design stravaganti, adatte a ogni tipo di personalità: dalla tricolore di Italybike per i più patriottici alla V1 Ferrari di Colnago per gli appassionati del cavallino, passando per le sempreverdi Atala, le fashion Cipollini, fino ad arrivare alle Montante per i classici e raffinati, o alle Zarma per gli eleganti ma eccentrici. Quest’ultima infatti, tra le sue city bike ha proposto la griffe panterata, la Geo con i colori della terra per i più ecologisti, con le rose per le romantiche, e infine fucsia e ricoperta di Swarovski per chi non sa stare senza brillanti. Di tutte le due ruote, però, ad attirare particolarmente l’attenzione sono le piccole opere d’arte di 11 Eleven Fixed, piccola e nuova azienda italiana, che, a fianco della bici Comics ricoperta di fumetti o l’Alphabet con lettere colorate, per gli amanti della cultura letteraria ha appena lanciato la linea Divina Commedia, tre bici che suddivise in Inferno-Caronte, Purgatorio-Virgilio e Paradiso-Beatrice presentano alcuni versetti sul telaio e sulle ruote. Dulcis in fundo, il modello con i fantasmini sul telaio che al buio diventa fluorescente, idea stravagante ma che alla sua presentazione a Expobici ha riscosso un vero successo tra i visitatori della fiera. Altra categoria di bici molto apprezzata dall’utente della strada è quella pieghevole, adatta a essere usata e poi riposta al sicuro in casa, al lavoro o nei viaggi. Sono in aumento, quindi, le vendite delle pieghevoli, seppure siano ancora numeri di nicchia (circa 25.000 pezzi annui) e diverse aziende stanno rinforzando la propria gamma anche con modelli a pedalata assistita pieghevoli dotati di accessori, tra i quali anche mini valige dove riporli e utili soprattutto per il trasporto sui treni.

Moda ‘fat’ per il 2015. Sarà la moda dell’anno, seppure esteticamente lascino molto a desiderare, al pubblico piacciono, lo incuriosiscono e lo catturano con il loro stile ‘simil-moto’ dato da telai mtb sui quali vengono montate ruote molto più larghe del normale quasi a rasentare quelle delle motociclette. Sono decisamente molte le aziende che hanno scelto di realizzare le “Fat Bike” e presentarle anche sul mercato italiano, forti del successo ottenuto all’estero. Inizialmente, questo tipo di biciclette è stato costruito per gareggiare su terreni difficili come neve e sabbia ed essere utilizzato soprattutto negli Stati dove l’inverno è molto lungo e rigido. Dai sentieri innevati dell’Alaska al deserto del New Mexico, hanno mostrato un uso così vario e talmente comodo che sono sbarcate anche in Europa, per tentare di conquistare anche l’Italia, forti soprattutto del successo mediatico avuto con le ben 3 spedizioni sulle fat-bike al Polo Sud nel 2013 e, nel gennaio di quest’anno con l’attraversamento dell’Antartide. Al di là di queste missioni ‘estreme’, le fat bike sono adatte a sabbia, deserto, paludi e fango, ma anche alla città, riuscendo a dribblare ottimamente anche le buche e ad essere un ottimo mezzo di trasporto invernale quando le auto son costrette a rimanere in garage per la presenza di troppa neve sulle strade. Grazie ai loro caratteristici pneumatici più larghi del normale, stanno dunque solleticando il pubblico svegliando l’innata voglia di sentirsi liberi in quanto permettono di muoversi anche quando apparentemente non ve ne sono le condizioni: galleggiare sulla neve laddove una normale bici avrebbe serie difficoltà o regalare lunghe passeggiate sulla spiaggia senza passare certamente inosservati. L’unico neo che presentano è il prezzo, e soltanto promuovendo test all’interno del negozio, il cliente incuriosito può provarla capendo il suo feeling con la Fat Bike tanto da decidere di fare l’investimento.
Ogni anno le fiere di settore promuovono la partecipazione delle aziende attirandole con l’allettante Award, il premio dato alla miglior innovazione. Ma è sempre così? E sono novità che poi conquisteranno il mercato? A volte sì, ma succede anche che non sia oro tutto ciò che luccica. Ci sono casi, infatti, di aziende start up che presentano prototipi, anche interessanti, ma che non prendono il largo per il costo eccessivo, per la poca pubblicità o, in altre occasioni, perché non trovano un partner commerciale. Capita anche, però, di trovarsi davanti ad award non così ‘innovativi’ e ‘utili’ come, ad Eurobike, la premiazione di un pantaloncino che va indossato sul body come secondo strato per mantenere calore e che si può togliere senza levare le scarpe. È normale, dunque, che con il sempre maggiore numero di premiazioni (ben 56 ad Eurobike), col passare del tempo questi award perdano l’attenzione del pubblico e soprattutto delle aziende, e all’interno della fiera stessa passare in secondo piano invece di primeggiare come dovrebbero. In questa situazione, ovviamente, ci si pone anche la domanda se nel ciclismo sia già stato inventato tutto oppure no. Ogni anno la risposta è “sì”, ma poi all’edizione successiva si è piacevolmente colpiti da alcune perle nel sacco delle news, che non si può dire stravolgano il mercato ma certamente lo rendono più accattivante. Interessanti le proposte che si sono messe in luce con l’Award italiano dell’Expo di Padova. Tra le bici, nella categoria “Road” il premio è andato alla nuova GT Grade (Cycling Sports Group), una bicicletta da corsa che segue la tipologia “gravel”, ovvero un compromesso con la mtb composto da telaio da corsa ma con una geometria comoda così da poter stare anche molte ore in sella; nella mtb ha vinto la Olympia Iron Evo R-1 Di2 mentre particolare menzione è andata alla Scott Spark Ultimate Di2 dotata di sistema integrato per la gestione delle sospensioni e del cambio elettronico. Tra le e-bike, è uscita vincente la Winora Haibike Xduro Nduro Rx, una mountain bike con motore centrale Bosch, ben bilanciata e con un bel design, mentre avrebbe meritato un premio anche Sunstar per il suo sistema Virtus che permette di trasformare una bici tradizionale in un modello a pedalata assistita così da rinnovare ogni tipo di bici già in possesso del cliente che lo desideri. Tra i componenti è spiccata la proposta di Vittoria con le ruote Qurano, dotate di cerchi costruiti con fibra di carbonio e rinforzata dal grafene, un materiale innovativo nel settore che permette risultati molto interessanti. Bella però, anche la forcella Nevi e il mozzo Grab di Brega Srl con tecnologia “zero lasco” nella ripresa della pedalata e possibilità di estrarre la ruota libera e i pignoni senza necessità di chiavi, permettendo la rimozione della ruota anche in situazioni d’emergenza e sprovvisti di attrezzi. Più noioso il settore abbigliamento: podio per il casco Bell Super 2R di Larm che permette di rimuovere completamente la mentoniera; X-Bionic per la giacca Lamborghini bike, Mkf Srl per il rapporto qualità/prezzo. Decisamente poco entusiasmante la categoria “accessori” che vede primeggiare il porta smartphone da bici di Bike City Guide con soltanto la menzione per il particolare ed efficace sistema di sicurezza U-Grip Bordo 5700 di Abus. Bella, però, l’idea di Thule che ha creato una borsa portabici con una mini stazione di lavoro incorporata. Decisamente nuova la proposta vincente della Pandabike e la nomination per la Ciclovespa.

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