ISPO MUNICH 2018_jf

Ispo Munich, la fiera europea di riferimento per il mondo dello sport, si è chiusa il 31 gennaio scorso ufficialmente con oltre 84mila visitatori. Un dato in leggera flessione rispetto alle premesse della vigilia e alla precedente edizione mentre in aumento, sempre a detta dell’organizzazione, il numero degli espositori, saliti a quota 2.801 (si contano i marchi, non gli stand). L’affluenza di buyer è aumentata da Austria, Giappone, Turchia, Repubblica Ceca, Gran Bretagna e Stati Uniti. Per chi come TopSport ha seguito la kermesse dall’inizio alla fine, c’è prima di tutto un altro dato da registrare: l’attenzione e la professionalità dei visitatori. In primis quelli italiani, che se pure stentano ad aumentare confermano la crescente consapevolezza dell’opportunità di visitare questa manifestazione, essendoci pur sempre qualcosa da apprendere, a prescindere dalle novità prodotto. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, nel bene come nel male la fiera rappresenta sempre puntualmente l’evoluzione dei tempi. Certo, chi conserva memoria degli inizi dell’ispo (primi anni Settanta) non può che prendere atto dei profondi cambiamenti del mercato: agli anni di boom e di crescita, con stand espositivi sempre più ampi e lussuosi, e una grande ed entusiastica affluenza di visitatori e di affari, sono succeduti anche per la Fiera di Monaco gli anni della crisi, dovuta sicuramente alla congiuntura economica, oltreché alla dimensione mastodontica di complessi fieristici progettati a misura di mercati che si volevano in costante crescita. Arrivando, oggi, alla flessione di sport come lo sci, non più popolari ed accessibili come un tempo, che nelle ultime edizioni avevano innegabilmente registrato minor interesse e una certa preoccupazione per il futuro. Un panorama profondamente cambiato con l’avanzata di gruppi multibrand (che non aumentano i loro spazi espositivi, anzi abandonano la fiera) piuttosto che con la crescita delle superfici espositive occupate dalle aziende del Far East (un tempo decentrate in padiglioni un po’ defilati).

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A dispetto delle evidenti aree libere all’interno dei padiglioni e della legge dei numeri, restano comunque ottime le sensazioni registrate sia dai visitatori che dagli espositori, e quindi anche da parte delle aziende italiane che hanno esposto, soprattutto nell’ambito degli sport invernali. Come ormai tradizione, la compagine italiana resta per numero la più alta tra quelle straniere. Luca Businaro, presidente di Assosport, parla di un boom di ordini a seguito del destocking dei principali retailer europei, diretta conseguenza dell’inizio anticipato di stagione e dell’ottimo risultato di sell out dei negozi durante il periodo natalizio. L’abbondanza di neve e il freddo nel mese di dicembre hanno contribuito a sostenere i consumi. “Confrontandomi con le aziende del comparto, si parla di un +10% nelle vendite, in tutto il mondo, ma in particolare in Europa e in Italia” ha affermato, evidenziando l’assenza di prodotti nei magazzini dei negozi già prima dell’avvio dei saldi e auspicando un più convinto processo di reshoring da parte delle aziende di abbigliamento e attrezzature per la neve. “La grande richiesta del mercato ha spiazzato i retailer. Questo deve essere un campanello d’allarme per le aziende: se vogliamo essere competitivi dobbiamo investire in poli produttivi vicini alla distribuzione per rispondere alle esigenze. Dobbiamo essere più flessibili e pronti al riassortimento”.

E se i produttori di abbigliamento festeggiano, per i loro fornitori si prospetta un inverno ancor più favorevole. Secondo gli esperti, nella filiera dello sportswear l’aumento potrebbe arrivare fino al +15%”, considerata la riapertura in atto nei mercati europei che precedentemente si erano chiusi per effetto della crisi e della delocalizzazione. Ma già il 2017 era stato un anno favorevole per i player dei tessuti tecnici, come testimoniato per esempio da Eurojersey che ha chiuso il miglior esercizio della propria storia con 69 milioni di ricavi (+21%), ottenuti per l’80% dall’export e intercettando una precisa esigenza di mercato: quella di tessuti tecnici performanti nati per lo sportswear, ma utilizzabili anche in ambito urban.

La scommessa di Ispo Winter resta in ogni caso quella di verificare, durante i quattro giorni di apertura se, nonostante tutto, il mercato sportivo (non solo quello della neve) risponde alla chiamata. Alla chiusura dei battenti, i dati hanno dato ragione agli organizzatori e Ispo esce vincente dalla prova. Innanzitutto, appunto, per la capacità organizzativa di investire sempre in elementi innovativi rivedendo come quest’anno, ad esempio, gli spazi e le collocazioni che non ha mancato di generare anche qualche eclatante defezione, come quella del gruppo Salomon.

 

Rispetto comunque all’ultimo biennio, e a prescindere dai dati ufficiali di affluenza (in barba ad alcune assenze illustri e ridimensionamenti di spazi) abbiamo sicuramente notato più movimento ed alcuni momenti di vera e propria ressa nei corridoi e negli stand. Dati numerici a parte, per le realtà economiche in fiera, Ispo rimane la piattaforma ideale dove porre le basi per costruire il futuro. Quest’anno rappresentato indubbiamente da una visione allargata di fare business, più digitale e multimediale. Il senso dei tempi che evolvono è dunque molto chiaro, e fa ben capire a chi visita costantemente la kermesse di Monaco come sia costruttivo esserci sempre e comunque, ogni anno.

Oltre alle ultime attrezzature per gli sport invernali, le aziende in fiera hanno presentato innovazioni e tendenze nei settori dell’outdoor e della salute e del fitness. Il punto focale è stata la crescente digitalizzazione dell’industria dei prodotti sportivi, un argomento che è stato esplorato nel nuovo formato Ispo Digital. Klaus Dittrich, Presidente e CEO di Messe München, ha commentato così i primi dati consuntivi: “Con Ispo Digital, abbiamo indicato la strada verso il futuro per l’industria di articoli sportivi e la vendita al dettaglio di articoli sportivi”. Il prossimo passo sarà quello di applicare questo slancio positivo e fare in modo che più persone siano entusiaste dello sport. La nuova area dedicata nel padiglione A4 ha fornito uno sguardo al futuro digitale. I rappresentanti della vendita al dettaglio di articoli sportivi e dell’industria degli articoli sportivi hanno avuto l’opportunità di conoscere le soluzioni digitali nello sviluppo del prodotto, nella produzione, nel marketing e nelle vendite.

La Digitize Area ha ospitato con grande interesse adidas, ritornata in fiera (anche se non in maniera tradizionale) dopo aver lasciato il format di pura esposizione di prodotto nel 2006. “Ispo ha creato una piattaforma in cui le opportunità della trasformazione digitale per rivenditori e marchi possono essere affinate congiuntamente. In qualità di leader del mercato, siamo tornati per dimostrare apertamente e in modo trasparente la nostra connessione con i rivenditori che vedono questa come una chiara opportunità “, ha commentato Roland Auschel, membro del comitato esecutivo di adidas che supervisiona le vendite globali. Non a caso, uno dei punti salienti della fiera è stato il simposio congiunto organizzato con ispo dal titolo provocatorio la domanda: “Sei pronto per il futuro?!”.

Il segmento outdoor in fiera è cresciuto parallelamente ad una maggiore consapevolezza di tutto ciò che rappresenta il movimento all’aperto. Oltre agli sport acquatici, alla corsa e al fitness, il concetto di outdoor sfora nello stile di vita e di abbigliamento quotidiano ed urbano. Ma è già tempo di guardare avanti. Pensando alla prossima edizione (in programma dal 3 al 6 febbraio 2019), il centro fieristico di Monaco aprirà due nuovi padiglioni, il C5 e C6, raggiungendo così una capacità di esposizione su 18 padiglioni. La crescita degli espositori dovrebbe essere principalmente generata dalle aree outdoor, salute e fitness e tessuti innovativi.

 

TopSport – Marzo 2018
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