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Dick’s Sporting Goods ha annunciato a dicembre 2018 di porre fine alla sua partnership con il Comitato Olimpico statunitense (United States Olympic Committee – USOC), che durava da quattro anni. Il contratto era in scadenza e l’insegna americana di articoli sportivi ha deciso di non rinnovarlo. In una dichiarazione trasmessa via e-mail a Reuters, l’azienda ha motivato la sua scelta con nuovi obiettivi di investimento, senza ulteriori precisazioni. Il timing della scelta ha però scatenato speculazioni giornalistiche e non sulla possibilità che le motivazioni siano state altre. L’annuncio è infatti arrivato solo un paio di settimane dopo la pubblicazione di un rapporto di 233 pagine sulla condotta di USOC nel noto scandalo di abusi sessuali che ha coinvolto il dottor Larry Nassar, già medico del settore ginnastica di USOC. A Nassar nel frattempo sono state comminate l’inverno scorso pene fino a 300 anni di reclusione in due diversi processi, dopo che 350 donne avevano testimoniato di aver subito abusi da parte sua. Fra le accusatrici, anche le ginnaste e campionesse olimpiche Jordyn Wieber e Aly Raisman. La Wieber, classe 1995, ha vinto un oro di squadra ai Giochi di Londra del 2012, mentre la Raisman, classe 1994, si è aggiudicata due ori a Londra 2012 ed uno a Rio nel 2016.
Il rapporto, commissionato proprio dal Comitato Olimpico americano e redatto dallo studio legale Ropes & Gray, punta il dito su quella che viene definita come una mancanza di azione da parte dell’allora capo del Comitato Olimpico, Scott Blackmun, e del suo collaboratore Alan Ashley, responsabile della performance sportiva. Secondo il rapporto, nel luglio 2015 Blackmun e Ashley erano stati informati dei sospetti sul dottor Nassar da Steve Penny, allora a capo del settore ginnastica, ma nessuno dei due dirigenti aveva poi condiviso l’informazione con altri all’interno dell’organizzazione. Il rapporto parla di decine di ragazzine e di giovani donne che avrebbero subito abusi nel periodo fra metà 2015 e settembre 2016. In quel periodo chi di dovere già sapeva. Per la cronaca, Blackmun si è dimesso nel febbraio 2018 per motivi di salute. Era chief executive di USOC dal 2010. Ad Ashley è invece stato dato il benservito a dicembre scorso, subito dopo la pubblicazione del rapporto di Ropes & Gray.
Gli abusi sessuali in ambito sportivo sono fra i temi forse meno dibattuti dalla stampa e dalla televisione. L’argomento nell’immediato può anche attirare l’attenzione del pubblico, ma poi si preferisce che lo sport attiri il pubblico per argomenti più lieti e commerciali. Non è questo il luogo per dibattere della legittimità o meno di scelte giornalistiche di questo tipo. La conseguenza di una scarsa risonanza mediatica è però, inevitabilmente, anche una scarsa consapevolezza pubblica del fenomeno. Non sono molti genitori che, nel momento di iscrivere i figli ad un’attività sportiva, si pongono il problema dell’eventuale rischio di abusi sessuali da parte dell’allenatore, o di altro personale preposto ad occuparsi dei loro ragazzi. Al contrario, si affidano bambini e adolescenti al mondo dello sport proprio perché lo sport fa bene e perché si dà quasi per scontato che l’ambiente sia di per sé educativo, per i valori che lo sport, almeno idealmente, dovrebbe veicolare. Purtroppo non è sempre così. Fra l’altro le ambizioni sportive dei piccoli atleti, e spesso ancora di più dei rispettivi genitori, trasformano gli allenatori in figure carismatiche onnipotenti o quasi, aumentando il rischio potenziale di abusi e di impunità. Il rapporto diffuso da Ropes & Gray parla di abusi perpetrati dal dottor Nassar per quasi trent’anni. Per arrivare a conclusioni tanto agghiaccianti, i relatori si sono basati su interviste a oltre 100 testimoni e sullo studio di migliaia di documenti.
Da luglio 2018, il Comitato Olimpico statunitense ha un nuovo chief executive, Sarah Hirshland. In un comunicato di fine 2018, la Hirshland ha affermato di voler utilizzare i risultati del rapporto di Ropes & Gray per fare tutto il necessario affinché eventi del genere non si riproducano più nel futuro. Dick’s Sporting Goods è il primo, e ad oggi l’unico, dei 22 sponsor di USOC ad avere interrotto la partnership dopo la pubblicazione del rapporto sugli abusi sessuali. La credibilità e la determinazione della nuova leadership di USOC nel prevenire il fenomeno avranno certamente un peso sulle decisioni degli altri sponsor, attuali e potenziali. Secondo quanto riportato da Bloomberg, nel quadriennio 2013/2016 il Comitato Olimpico statunitense ha ricevuto dai suoi corporate partners 387 milioni di dollari, pari al 42% del totale delle entrate complessive dell’organizzazione. Dick’s Sporting Goods non ha mai messo in alcun modo in relazione la decisione di non prolungare il contratto con USOC con lo scandalo degli abusi sessuali o con la pubblicazione del rapporto di Ropes & Gray.

TopSport – Marzo 2019
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