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Un recente studio illustra le cifre dello sport e la sua importanza come volano di crescita per il made in Italy

 

Buone notizie arrivano da una recente ricerca realizzata per il Comitato Leonardo da Prometeia, dal titolo “Sport e Imprese: Play Together, Win Together”. Secondo questa ricerca, negli ultimi cinque anni l’industria italiana dello sport è cresciuta a ritmi sostenuti, in controtendenza con la relativa stagnazione dell’economia italiana. La filiera sport italiana comprende oltre 39.000 imprese attive sul territorio, offre lavoro a 118.000 addetti e genera sviluppo economico per 17,5 miliardi di euro in produzione associata. Dei tre principali comparti della filiera – industria, commercio, servizi – è stato il commercio a rivelarsi il comparto più dinamico, con una crescita annua media del 3,9%. Il commercio è anche il comparto più rilevante del Made in Italy sportivo, visto che rappresenta da solo poco meno della metà del valore della produzione e del numero di addetti dell’intera filiera. L’offerta italiana è notoriamente caratterizzata da standard di qualità molto elevati, eccellenza tecnologica e design e per sfuggire alla crescente diffusione del low cost come logica produttiva, l’industria italiana dello sport ha saputo concentrarsi sui prodotti di fascia alta, rileva lo studio. Grazie a questa strategia, in sette anni le nostre esportazioni sono cresciute cumulativamente del 28% in valore, il doppio rispetto alle esportazioni italiane complessive. Le vendite estere di manufatti sportivi prodotti in Italia valgono attualmente oltre 2 miliardi di euro.
Lo studio è stato presentato il 4 dicembre 2018 a Roma presso la sede del CONI in occasione del XVII Forum del Comitato Leonardo, appuntamento che riunisce annualmente imprenditori, protagonisti della finanza e istituzioni per discutere della situazione del Made in Italy e delle sue prospettive di sviluppo. Il forum 2018 è stato dedicato al rapporto fra sport e impresa. Il Comitato Leonardo è stato creato nel 1993 su iniziativa di Sergio Pininfarina e Gianni Agnelli, di Confindustria, dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE) e di un gruppo d’imprenditori al fine di promuovere il Made in Italy nel mondo. Il Comitato Leonardo realizza numerose iniziative dedicate a questa missione, fra le quali anche la concessione di borse di studio a studenti la cui tesi di laurea sia legata al tema dell’internazionalizzazione. Tra i soci del Comitato Leonardo sono presenti oltre 130 aziende con un fatturato complessivo nell’ultimo anno di circa 390 miliardi di euro, realizzato per oltre il 54% all’estero. Al Forum di Roma hanno preso parte, oltre a Luisa Todini, presidente del Comitato Leonardo, il presidente del CONI e socio onorario del Comitato Leonardo Giovanni Malagò, il presidente dell’ICE Giuseppe Mazzarella, il vice-presidente di Confindustria e presidente dei giovani imprenditori Alessio Rossi, e fra gli industriali, per la filiera sport, l’amministratore delegato di Macron Gianluca Pavanello.
Per comparto, il maggior numero di imprese si trova nei servizi (18.542), seguito a ruota dal commercio (18.414) e a notevole distanza dall’industria, che fa riferimento ai produttori di articoli sportivi (2.342). Per valore della produzione, il commercio ne genera una quota del 48,5%, seguito dall’industria col 30,1% e dai servizi col 21,4%. Il commercio è il comparto più significativo anche in termini di occupati, col 47,2% della forza lavoro della filiera sport italiana, seguito dai servizi col 36,9% e dall’industria col 16% degli occupati.

L’Italia risulta essere fra i primi 10 Paesi esportatori del mondo di articoli per lo sport. È precisamente al 9° posto, con una quota del 3,5%. In testa ai Paesi esportatori troviamo la Cina (27,1%), seguita nell’ordine da Vietnam, Belgio, Germania, Indonesia, Taiwan, Stati Uniti e Paesi Bassi. Chiude la Top Ten degli esportatori la Francia, al 10° posto dopo l’Italia con una quota del 2,7%. L’area europea è il principale mercato per l’export italiano di articoli per lo sport, rappresentando il 70% del totale vendite estere. Seguono i Paesi dell’area NAFTA (USA, Canada, Messico) col 10% e i mercati asiatici col 6%. La filiera sport italiana è fatta principalmente di imprese piccole e medie e secondo lo studio Prometeia, la dimensione limitata delle nostre aziende rappresenta un freno all’allargamento del perimetro geografico delle esportazioni, perché per le piccole imprese la distanza fisica dal cliente costituisce un limite concreto allo sviluppo, spiegano i ricercatori.

Lo studio di Prometeia approfondisce inoltre il tema delle sponsorizzazioni in quanto ambito di sinergia fra imprese e sport. Come forma di marketing, è proprio lo strumento della sponsorizzazione quello che cresce più rapidamente, dice lo studio. I ricercatori sottolineano le potenzialità della sponsorizzazione di eventi sportivi di grande portata e internazionali, che possono spingere in alto e in breve tempo la diffusione del proprio prodotto e di un brand. Gli stessi ricercatori evidenziano però anche il valore della sponsorizzazione di eventi di dimensioni più limitate e dei cosiddetti “sport minori”, più alla portata di imprese di dimensioni piccole e medie. Sponsorizzare una realtà sportiva locale, ad esempio, oltre a richiedere investimenti relativamente bassi, consente a un’azienda di radicarsi ulteriormente nel territorio.
Guardando al futuro, la presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini ha evocato, nel corso del Forum di Roma, la sfida per il nostro export di conquistare nuovi mercati e nuove fasce di consumatori, a cominciare da quelli asiatici. Per fare questo, ha detto la Todini, occorre che le imprese italiane facciano davvero sistema.

 

 

 

 

TopSport – Gennaio 2019
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