scontrino_0

Scontrini verso la rottamazione? L’idea è quella di introdurre quanto prima la fatturazione elettronica, uno dei punti del percorso di ammodernamento in corso nel nostro sistema fiscale.

Addio scontrini fiscali? Potrebbe essere questa una delle più rilevanti novità che si stanno preparando per il mondo del commercio in Italia, e che cambierà completamente la classica conclusione delle transazioni fra venditori ed acquirenti. Quei pezzetti di carta bianca che tanto spesso tutti noi troviamo sparsi fra tasche, borse e portafogli, a breve verranno sostituiti da nuove modalità di fatturazione elettronica.
Il tema d’altronde è tutt’altro che inedito. Se ne parla già da almeno vent’anni, ma stavolta sembra che si faccia davvero. L’abolizione di scontrini e ricevute fiscali si inserisce nel complessivo percorso di riforma in atto nel fisco italiano, che ha l’obiettivo di modernizzare e rendere più efficiente il sistema tributario servendosi delle possibilità offerte dalla tecnologia. Questa per lo meno è l’intenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi: “Se qualcuno pensa che si possa risolvere il problema dell’evasione nascondendo pattuglie di Guardia di Finanza fuori dai negozi di lusso o agire con logica vessatoria si sbaglia. È inaccettabile – aveva affermato il Premier a Milano, al margine di una cena con gli imprenditori – che questo avvenga nell’era della tecnologia. Contro l’evasione basta fare l’incrocio delle banche dati.” E più recentemente, in occasione dell’iniziativa “Digital champions” che si è svolta a Roma, Renzi ha ribadito “Dobbiamo eliminare gli scontrini attraverso la tracciabilità totale cosicché l’Agenzia delle Entrate non venga più avvertita come l’avvoltoio sulle spalle ma un advisor per le aziende”.
Ecco dunque la filosofia che sottende le modifiche in corso, alle quali stanno lavorando parallelamente il Governo, attraverso appositi articoli della Legge di Stabilità, e l’Agenzia delle Entrate, la cui Direttrice Rossella Orlandi, intervenendo ad un seminario organizzato della Commissione Finanze della Camera sul contrasto dell’evasione fiscale, ha ribadito energicamente l’esigenza di modernizzare l’Agenzia. “In prospettiva – ha aggiunto – l’attuazione della completa tracciabilità comporterà l’abbandono di alcuni strumenti risultati inefficaci”, quali per l’appunto i misuratori fiscali e le ricevute fiscali.

Il passaggio allo scontrino elettronico richiede procedure complesse che, come quelle relative all’obbligo dei POS, per i negozianti comporteranno necessariamente degli oneri

Il superamento dello scontrino fiscale sarà possibile grazie alle nuove tecnologie che consentono di tracciare direttamente le transazioni. L’idea è quella di una sorta di scontrino telematico, senza più bisogno di emissione di ricevuta al cliente, con l’invio in tempo reale all’Agenzia delle Entrate delle operazioni di incasso. Tutto questo, in un’ottica di guerra totale agli evasori: rendendo tracciabili i pagamenti con la trasmissione per via telematica dei corrispettivi sarà possibile prevenire quote di evasione e fare controlli solo a chi non trasmetterà i dati. Niente più blitz a sorpresa dei finanzieri nelle località di vacanza o nei negozi, dal momento che con la fatturazione elettronica i pagamenti saranno registrati e contestualmente inoltrati al fisco.
L’operazione avrà senz’altro un grosso impatto per i commercianti, che dovranno dotarsi della necessaria strumentazione e cambiare le proprie modalità operative. Ma sarà forse meno percepita dai clienti, perché chi acquista pagherà normalmente, in contanti o con carta, il commerciante batterà il prezzo del bene comprato e da un’apposita stampante uscirà uno biglietto cartaceo, che resterà al cliente: ma questo biglietto non avrà valenza fiscale, e nessuno correrà più il rischio di essere multato fuori dai negozi qualora, per qualche motivo, lo perda o lo dimentichi.
Il progetto di abolizione dello scontrino fiscale viene visto favorevolmente da Confcommercio, che lo approva “a condizione – si afferma in una nota – che si riducano gli oneri per le imprese e si favorisca un progressivo abbandono dei controlli massivi sul territorio che, peraltro, si sono dimostrati inefficaci nel contrasto all’evasione fiscale.”
Anche per Confesercenti “la direzione indicata dal Presidente del Consiglio è quella giusta – si legge in un comunicato – ma per rendere più sostenibile il fisco occorre anche diminuirne sensibilmente le pretese. In particolare apprezziamo l’idea di superare lo scontrino, uno strumento, che – tra spese per il registratore di cassa, conservazione ai fini fiscali ed interventi tecnici – costa fino a 2mila euro l’anno, in media, per esercente. La sua eliminazione sarebbe una misura di semplificazione concreta ed efficace, a patto che la tracciabilità totale, cui siamo favorevoli, non si trasformi in un aggravio – a partire dalle commissioni per le transazioni elettroniche – per le imprese.”

Insomma una buona idea, che vede tutti d’accordo? Non proprio, infatti cominciano già a diffondersi i primi pareri critici. Il primo a intervenire è stato il Presidente del Censis Giuseppe De Rita, per il quale la presenza o meno dello scontrino non fa molta differenza nella caccia agli evasori, perché chi vuole può trovare il modo di aggirare l’ostacolo, anche semplicemente non trascrivendo la vendita sul registratore telematico.
“Il sommerso in forte crescita – ha affermato De Rita in una recente intervista al quotidiano La Repubblica – non è legato ai consumi, ma al lavoro. È un fenomeno molto diverso da quello che rilevammo quarant’anni fa, quando le aziende producevano in nero, ma superata una prima fase iniziale irregolare arrivavano poi all’emersione. Oggi crisi e precariato hanno completamente modificato il contesto: chi lavora in nero punta al sommerso totale, il denaro non viene nemmeno depositato in banca, ma resta cash.”

Il passaggio allo scontrino elettronico richiede procedure complesse che, come quelle relative all’obbligo dei POS, per i negozianti comporterà necessariamente degli oneri. Per questo il Governo sta valutando la possibilità di concedere sgravi fiscali per incentivare l’acquisto della strumentazione necessaria, e di fare accordi con le banche per rendere meno onerosi i mezzi di pagamento elettronici. Inoltre pare che siano allo studio misure per ridurre la conservazione e la rendicontazione delle scritture contabili, e che per gli esercizi di dimensioni ridotte si stia valutando l’abolizione dell’obbligo di tenuta dei registri dei corrispettivi.
L’abolizione dello scontrino potrebbe anche favorire qualche piccolo risparmio per gli esercenti e produrre un po’di beneficio all’ambiente: ogni negozio consuma ogni anno circa duecento rotolini per stampare gli scontrini, vale a dire circa 1 milione e 700mila chilometri di carta. Nel frattempo, per chi non vuole farsi trovare impreparato, le prime stampanti di scontrini digitali sono già in commercio.

TopSport – Marzo 2015

BANNER x sfoglio_3

Lascia un commento


Commenti su “Business senza scontrini”